L’esperienza di un gay disabile tra pregiudizi e fetish

Il tema “sessualità e disabilità” sembra un tabù che negli ultimi anni si sta finalmente infrangendo. I media ne hanno cominciato a parlare in programmi di grande popolarità, da Superquark a Le Iene, e le associazioni, soprattutto quelle LGBT, hanno dato vita a numerose iniziative per abbattere i pregiudizi e aiutare le persone con un handicap a relazionarsi con serenità con gli altri.

Qualche giorno fa curiosavo in un gruppo Facebook di ragazzi gay in cui solitamente vengono postati dei selfie oppure si cerca qualcuno da incontrare nella propria città. Mi sono così imbattuto nel post di Luca, un ragazzo gay disabile, che lamentava la difficoltà di conoscere ragazzi che andassero oltre alla sua condizione. Ho deciso così di contattarlo e chiedergli di approfondire l’argomento, ponendogli delle domande riguardanti la sfera affettiva e sessuale.

L’intervista

Dummy: «Ciao Luca, grazie per aver accettato questa intervista. Possiamo cominciare raccontando ai lettori di questa intervista che ti ho chiesto di parlare di omosessualità e disabilità in seguito a un tuo post in cui denunciavi la ritrosia dei ragazzi gay di conoscere chi è nella tua condizione. Quanto è difficile trovare nelle chat o anche nella vita reale persone che vanno al di là dei pregiudizi?»

Luca: «Ciao! Sicuramente non è semplice, anche perché io sono molto chiaro: non mi piace prendere in giro le persone o ingannarle, mi piace essere schietto e dire le cose come stanno da subito lasciando la libertà di decidere. Questo non mi aiuta perché la disabilità non viene vista di buon occhio, non tanto per quanto riguarda l’imperfezione fisica, quanto per la paura di non saper gestire l’handicap e le conseguenze. È più un timore che una forma di discriminazione: le persone hanno paura di quello che non conoscono. Sta a me farmi conoscere per quello che sono, per questo preferisco conoscere di persona piuttosto che in una chat.»

 

D: «Immagino che molte persone dicono di non avere problemi a frequentare un ragazzo con disabilità. Quando si passa dallo smartphone al faccia a faccia, i bei discorsi vengono qualche volta disattesi?»

L: «A me di solito è capitato di saperlo chiaramente: “Non mi interessi, non sono assolutamente interessato”. Mi è capitato qualche volta che mi dicessero di volermi incontrare, ma poi sono spariti. Stasera, ad esempio, ho un incontro fissato alle 9:00 con un ragazzo conosciuto su un Romeo, ma ho la sensazione che mi darà buca.»

 

D: «C’è un episodio particolarmente spiacevole che ti è capitato e che hai voglia di raccontarci?»

L: «Sì, me n’è capitato uno in particolare che ha del surreale. Diversi anni fa, quando mi trasferì, conobbi un ragazzo veramente bello che mi invitò a cena a Roma. Ci fu un bacio, poi molto sensualmente mi fece una richiesta, mi chiese “me lo fai vedere il moncherino?”, riferendosi a una parte amputata. Quando gli feci sapere avessi tutti gli arti a posto ma solo difficoltà a camminare, lui si è alzato e se n’è andato via dicendomi che non ero abbastanza disabile. Ci sono anche queste persone che si eccitano con i diversamente abili, si chiamano “devotee”. Questo è stato un incontro spiacevole perché per una volta non mi sono sentito “sufficientemente disabile”. La mia difficoltà più grande, sia in chat che nella vita reale, è farmi conoscere come Luca e non come una categoria.»

 

D: «Ti è mai capitato di frequentare altri ragazzi disabili?»

L: «Mi è capitato in un’occasione. L’Arcigay di Bologna, in collaborazione con una casa cinematografica e l’Arcigay di Roma, aveva fatto un focumentario a tema “disabilità e sessualità”. Ho conosciuto ragazzi disabili e ho avuto un flirt con uno di loro.»

 

D: «Hai trovato delle differenze rispetto alle altre frequentazioni?»

L: «Finì male, ma per via del suo comportamento. Non conta quanto uno possa essere abile o diversamente abile in questi casi.»

 

D: «Spesso quando si parla di disabilità l’argomento “sesso” è un tabù o, comunque, si immagina che ci sia prima un legame sentimentale per un approccio di tipo sessuale. Trovi che questo pregiudizio sia limitante?»

L: «Sì, in effetti ci sono grandi problemi da questo punto di vista. Obiettivamente, nel mio caso, ci sono difficoltà a fare il sesso in modo tradizionale, soprattutto per quanto riguarda il ruolo da attivo. Però c’è la voglia di dare piacere all’altra persona e ci sia attrezza in altro modo, ottenendo dei buoni risultati. Spesso le persone ti vedono come una sorta di feticismo oppure come una cosa inerte che non dà piacere. Tuttavia a volte è capitato che ci fossero persone che non avevano problemi ad incontrarmi e ad avere rapporti sessuali. Sta tutto nella loro curiosità più che nella loro sensibilità, ha a che fare con la voglia di mettersi in gioco e sperimentare cose nuove.»

 

D: «Come ti vedi tra 10 anni? Avrai trovato la tua anima gemella?»

L: «Io esco da una relazione di poco più di 4 anni. Pensavo di aver trovato l’anima gemella! Ora mi auguro di incontrare un’anima diversa più che un’anima gemella, con cui condividere un percorso. Sono fiducioso riguardo all’amore, ma sono anche realista, perché dove vivo io in provincia di Latina non ci sono occasioni di incontrarsi se non in chat.»

 

Ringrazio Luca per la sua disponibilità a rispondere alle mie domande. Credo che ci abbia fornito delle riflessioni molto intelligenti che possono aiutarci a comprendere il punto di vista di chi convive con una disabilità, che diventa un handicap soprattutto quando si ha a che fare con il pregiudizio.

Dummy

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