Case rifugio LGBT+, quarta tappa: Roma

Si conclude a Roma – anzi, si sarebbe dovuto concludere a Roma – il nostro percorso attraverso le Case arcobaleno d’Italia, veri e propri appartamenti che rappresentano una scialuppa di salvataggio per chi ha deciso di manifestare pubblicamente il proprio orientamento sessuale, ma ha dovuto affrontare il rifiuto della propria famiglia. Situazioni che spesso, dall’oggi al domani, creano distanze incolmabili nel tempo, destinate a separare legami e generare un vuoto affettivo senza pari.

Purtroppo, però, da agosto ad oggi (l’ampio arco di tempo del viaggio attraverso le Case arcobaleno d’Italia) dal Gay Center della Capitale nessuno ha avuto intenzione di dedicare pochi minuti di tempo a sette semplici domande, le stesse con le quali è cominciato il confronto con le altre case rifugio italiane. Sono giunti solo una serie di rifiuti a rispondere alle nostre domande, ad eccezione di un caso: l’invio di link ad altri articoli, per altro non recenti, dai quali ci è stato suggerito di ispirare il pezzo. Non sentendo quale missione di NEG – Non è Grindr quella di scopiazzare l’operato di altri, non resta che il rammarico per un trattamento che appare distante dallo spirito con il quale dovrebbero relazionarsi tutti coloro che popolano il variegato mondo LGBT+.



Il Refuge LGBT romano, in quanto prima casa di accoglienza temporanea in Italia per persone LGBT+ vittime di maltrattamenti in famiglia, non ha certo bisogno di presentazioni per i più attenti, ma spesso capita che un ambizioso progetto resti sconosciuto proprio a quella fascia di destinatari cui si rivolge. Pertanto, NEG – Non è Grindr non ha alcuna velleità di sopravvalutare il proprio ruolo, piuttosto spera di poter fornire il suo modesto contributo alla diffusione di spazi di speranza come questo.

Nato nel 2007 da un’idea di Gay Center e Gay Help Line, la brillante intuizione venne durante il meeting di Parigi dei numeri verdi antiomofobia, attraverso l’incontro con l’associazione francese Refuge. Nel 2012 il Gay Center ha ottenuto in disponibilità una struttura per progettare la casa famiglia e nel 2015 la Croce Rossa di Roma è diventata capofila del progetto, consentendone l’avvio il 13 luglio 2016 grazie al supporto della Regione Lazio, della Città metropolitana di Roma e della Chiesa Valdese.

Nell’esperienza di chi ha usufruito della struttura, in molti si sono avvicinati grazie al numero verde Gay Help Line 800 713 713 e alla sede della Croce Rossa di Roma, ma recentemente è cresciuto un avvicinamento grazie all’app Speakly e la chat speakly.org. Pronta ad accogliere persone di età compresa tra i 18 e i 26 anni, la casa è gestita da personale qualificato, fornisce assistenza gratuita agli ospiti, integrando i propri servizi con quelli offerti dal territorio mediante convenzioni per facilitare il reinserimento professionale, oltre che supportare psicologicamente gli ospiti.

Casa Refuge LGBT (dal sito della Croce Rossa di Roma)

NEG – Non è Grindr è certa che la (non) risposta sia stata dettata da un momento di intenso lavoro del Gay Center che rappresenta una realtà fondamentale per il Paese intero, con tanto da insegnare a tutti. In questa occasione, probabilmente, ha dimostrato di avere anche qualcosa da imparare.

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Foto copertina: Croce Rossa Italiana – Roma
Leggi anche: Case rifugio LGBT+, terza tappa: Torino

 

 

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