Reggio Emilia, insulti al banchetto sull’HIV: «Trans di me**a»

Ieri, a Reggio Emilia, una giovane ragazza transessuale di 24 anni è stata vittima di un’aggressione transfobica in occasione della Giornata Mondiale per la lotta contro l’AIDS. La ragazza, che stava spendendo il suo tempo libero per fare informazione sui rischi del contagio e sui metodi di prevenzione, è stata violentemente offesa. Fortunatamente, grazie al tempestivo intervento della Polizia di Stato si è riusciti ad individuare gli aggressori e a placare gli animi.

Il presidente di Arcigay Gioconda Alberto Nicolini, che ha assistito all’episodio ha raccontato che si è tratttato di «Due uomini, italiani sui 35 anni, si sono seduti nella distesa di un vicino bar, scegliendo l’unico tavolo posizionato di fronte allo stand. I due sconosciuti hanno cominciato a prendere di mira la trans, chiedendo a voce sempre più alta “ma sei un uomo o una donna?” e hanno lanciato offese (“trans di me**a”) toccandosi l’inguine». Gioconda ha chiesto al sindaco Vecchi di convocare e presiedere il tavolo contro l’omotransnegatività, mantenendo le promesse fatte nella scorsa consigliatura.

Polis Aperta, l’associazione di membri della comunità arcobaleno appartenenti alla Polizia di Stato e alle altre forze armate, ha denunciato l’accaduto in un comunicato, sottolineando, ancora una volta, la necessità di una legge contro l’omotransfobia.

Polis Aperta, associazione che riunisce lavoratori lgbti+ delle forze di polizia e delle forze dell’ordine, esprime una ferma condanna per l’aggressione verbale subita nel pomeriggio di ieri da una volontaria trans che faceva campagna per la prevenzione dell’Hiv. Condanna e preoccupazione, non solo si tratta di un primo grave episodio in una città storicamente aperta alla diversità come Reggio Emilia, ma perché la 24enne stava utilizzando il proprio tempo libero per informare tutta la cittadinaza sui rischi di una grave malattia come l’hiv. Oggi, primo dicembre giornata mondiale della lotta all’Aids, preme infatti ricordare che non si tratta affatto di una malattia debellata o “riservata” a qualche categoria particolare ma colpisce tutti indistintamente, soprattutto i giovani. La volontaria stava dunque svolgendo un servizio per tutti, soprattutto per i giovani reggiani indipendentemente dal loro orientamento sessuale o dall’identità di genere. Come Polis Aperta vorremmo sottolineare che l’intervento della Polizia di Stato ha aiutato a calmare gli animi proteggendo le vittime e identificando gli autori dell’aggressione verbale. Chi come noi indossa una divisa, lavora ogni giorno con professionalità e dedizione per difendere i cittadini e le leggi dello Stato, in assenza di una aggravante specifica che condanni i reati di omofobia anche il nostro lavoro è reso più difficile. Per questo da anni Polis aperta chiede a gran voce una legge contro l’omotransfobia. Una legge che individui i reati d’odio e mette le forze di polizia in grado di tutelare al meglio le vittime.

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