Preside vieta la partecipazione di un’attivista trans all’assemblea d’istituto: «Manca contraddittorio»

Dalia Smeraldi è un’attivista trans che intrattiene, da diversi anni, le persone sul web con i più svariati argomenti che vanno dal veganesimo ai gameplay. Ha iniziato questa attività circa 5 anni fa, prima attraverso lo streaming videoludico su Twitch.tv per poi approdare su YouTube con l’apertura di un canale dove è possibile rivedere le sue dirette.

Dopo circa un anno dall’apertura di AbiCocca, Dalia decide di concentrarsi sulla divulgazione e la sensibilizzazione di temi come la transessualità, argomento che la riguarda da vicino perché, come ha confidato a NEG Zone, «è difficile fare attivismo nascondendosi». Questa sua esposizione l’ha portata spesso a ricevere insulti molto pesanti legati alla sua condizione di ragazza transgender, ma sempre nel virtuale e mai nel reale.

L’altro lato della medaglia è che, per via della sua visibilità, spesso viene contattata da persone in cerca di deludicidazioni in merito al percorso di transizione o per un semplice sostegno morale. Ed è così che alcuni ragazzi di un istituto superiore di Pisa l’hanno contattata per partecipare ad una giornata di autogestione, dove sarebbe stato trattato anche il tema della transessualità.

Dopo un iniziale accordo sulle modalità dell’incontro, poco prima dello stesso Dalia è stata avvisata che non si sarebbe dovuta più presentare. La content creator ha descritto quello che ha provato come «fastidio e tristezza. Poiché prima c’era stata una conferma da parte della scuola, poi dopo un rifiuto perché qualche docente sicuramente ha “spaventato” la preside con chissà quali discorsi».

La motivazione della cancellazione? La mancanza di contradditorio. «Se vengo a parlare della mia esperienza in quanto transgender e spendo il mio tempo per spiegare magari la differenza tra orientamento sessuale e identità di genere, o comunque per sdoganare tutti i luoghi comuni che ci sono (potendolo fare essendo un argomento che mi riguarda nel personale) chi mai sarebbe adatto a un contraddittorio? – si chiede Dalia – A me sarebbe andato anche bene, mi sarei fatta qualche risata se l’avessero portato, ma non mi hanno nemmeno dato la possibilità di parlare agli studenti anche con la presenza di un “contraddittorio”».

Nonostante la spiacevole situazione in cui si è trovata, l’attivista trans non ha intenzione di mollare. Anzi, ciò le ha dato la spinta a voler informare sempre di più le persone, confidandoci di essere già stata contattata da altri studenti sperando in un esito positivo in quanto «deve essere fatta informazione su questi temi perché meno si sa, più si ha paura si giudica e si discrimina. Peggio ancora se quel poco che si sa è anche sbagliato e intriso di luoghi comuni».

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