Foto: Roman Zozulya (Facebook)

Il calciatore Zozulya si “difende”: «Io nazista? Manca solo mi diano del finocchio»

Quella che doveva essere una sorta di presa di distanze dal razzismo e dal nazismo, si è trasformata in uno scivolone omofobico per l’attacante Roman Zozulya, che attualmente gioca nell’Albacete, squadra della Segunda División, il corrispettivo spagnolo della Serie B.

In seguito a numerose accuse, che si sono ulteriormente accese nelle ultime settimane, il giocatore ha recentemente dichiarato: «Mi chiamavano nazista. Le persone sono andate nel mio profilo Facebook a guardare cosa facevo. Poi sono diventato razzista e comunista. Adesso manca solo che mi diano del “maricón” che in spagnolo significa omosessuale. Non mi sorprenderei». Se da una parte tirare in mezzo l’omosessualità per affiancarla alle ideologie politiche non ha senso, dall’altra il termine usato dal calciatore non si traduce come “omosessuale”, in quanto ha un’accezione negativa, come “finocchio” in italiano.

L’attaccante ucraino è stato più volte accusato di nazismo, tant’è che diverse squadre hanno fatto saltare in aria le trattative per via delle forti proteste dei tifosi e, nel match contro il Rayo Vallecano dello scorso 19 dicembre, è stato visto abbandonare il campo di gioco in seguito a dei cori di protesta. L’episodio ha generato numerose polemiche.

Javier Tebas, presidente della Liga spagnola ed ex dirigente del movimento di estrema destra Fuerza Nueva, si è schierato in difesa di Zozulya, lasciandosi andare ad un’affermazione da cui probabilmente lo stesso attaccante ha preso spunto: «Nel Rayo Vallecano non vogliono i nazisti, e se domani un’altra squadra non volesse omosessuali?». 

Quelle di Zozulya e di Tebas sono delle dichiarazioni pregne di omofobia, in quanto equiparano l’orientamento sessuale di una persona con idee politiche che mirano alla persecuzione e all’oppressione delle minoranze e che, in un passato non tanto lontano, hanno generato il loro sterminio in gran parte d’Europa. Tali esternazioni omofobiche avvengono, per l’ennesima volta, in un contesto dove la mascolinità tossica impera, costringendo numerosi calciatori professionisti a nascondere la propria omosessualità o bisessualità.

Sul tema si era espresso il mese scorso il sampdoriano Albin Ekdal, che in un’intervento al Parlamento Europeo aveva affermato che solo 8 calciatori professionisti in tutto il mondo sono dichiaratamente gay, sebbene «molti altri vorrebbero farlo, ma non si sentono liberi per paura delle reazioni negative», indicando «l’istruzione come una forza per un cambiamento positivo».

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