Foto: Elite (Serie TV)

Uomini eterosessuali che fanno sesso con altri uomini: un ossimoro?

Diventa sempre più grande il numero di uomini eterosessuali che fanno sesso con altri uomini. Molto banalmente si potrebbe incasellare questi uomini nella categoria dei bisessuali segreti o dei gay velati, ma questo approccio risulterebbe semplicistico e poco in linea con la realtà.

Alcuni di loro cercano semplicemente del piacere sessuale, senza curarsi della fonte da cui questo scaturisce. È l’effetto glory hole: infili il tuo attrezzo in un buco sul muro e non ti curi di chi ti stia soddisfacendo dall’altro lato della stanza. Se l’uomo che subisce il trattamento è attratto sessualmente dalle donne e a fare il lavoro duro dall’altro lato del muro è un uomo, questo lo rende omosessuale? Ecco, ora leviamo il muro. Cambia qualcosa? Il piacere sessuale non è sempre collegato all’attrazione sessuale e quello del glory hole è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare.

Altre volte, l’andare a letto con altri uomini è dettato dalla semplice voglia di provare un’esperienza sessuale diversa da quella a cui si è abituati. La voglia di sperimentare e ricercare un tipo di stimolazione diversa, non rende automaticamente omo- o bi-sessuali, ma semplicemente più attenti alle necessità e alle richieste del proprio corpo. Mi spiego meglio: il voler provare una sessione BDSM, mi fa diventare in automatico uno slave? Il meccanismo è lo stesso: cercare nuove forme di piacere non è correlato con la variazione del proprio orientamento sessuale.

L’avvento di Internet ha reso, poi, incredibilmente facili gli incontri discreti e anonimi con uomini curiosi, molto spesso con la benedizione delle mogli o fidanzate degli stessi. Le partner, in questi casi, sanno di non essere in competizione con altre donne e che il proprio compagno non cerca un riscontro sentimentale con un altro uomo, questo le fa stare più tranquille.

La dott.ssa Jane Ward, autrice di Not Gay: Sex Between Straight White Men, ha scoperto che il contatto omosessuale è una «parte normale dell’esperienza maschile eterosessuale» e la mette a paragone con il modo in cui vengono viste le donne sperimentano la propria sessualità.

Secondo la dottoressa, infatti, mentre l’immaginario collettivo di due donne che praticano atti sessuali tra di loro va a confermare lo stereotipo della donna sempre disponibile sessualmente, l’idea che un uomo possa avere rapporti con un altro uomo, minerebbe il potere del patriarcato e dell’eteronormatività in quanto avvicinerebbe il maschio al «sesso debole». Tanto che, come spiega Ward, si cerca sempre una motivazione per giustificare il comportamento sessuale dell’uomo bianco etero, quasi a voler razionalizzare qualsiasi cosa che potrebbe interrompere la visione idealizzata dello stesso.

Fortunatamente, alle soglie degli anni ’20 di questo nuovo secolo, si è sempre più propensi a vedere la sessualità non come una realtà incasellata in dogmi inamovibili, ma come una realtà fluida. Risulta quindi stupida, oltre che forzata, la prassi secondo cui la parte della comunità LGBT+ cerca di inscatolare in una definizione questi uomini.

Man mano che aumenta il numero di etichette sessuali e cresce la complessità del modo in cui identifichiamo, forse la risposta è capire come qualcuno vive la propria vita, non provare a cambiarle o correggerle se non siamo d’accordo.

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