Premi Pulitzer 2020, tra i vincitori due scrittori afroamericani dichiaratamente gay

È l’anno delle prime volte per la Columbia University, che gestisce l’annuale assegnazione dei Premi Pulitzer: dopo le tre vittorie a tinte rainbow del 2018, quest’anno la vittoria è andata (per le categorie di poesia e teatro) a Jericho Brown e Micheal R. Jackson, due uomini afroamericani dichiaratamente gay.

Dal 1917, i premi Pulitzer sono assegnati a coloro che eccellono nei campi di giornalismo e arte, ma questa è stata la prima edizione avvenuta digitalmente a causa della pandemia da Covid-19; quasi come a farlo apposta la storia ricorda curiosamente che, la primissima edizione del famoso premio, si tenne appena un anno prima della pandemia della febbre spagnola.

Jericho Brown, classe 1976, è considerato il primo uomo gay afroamericano a vincere per la categoria poetica con la sua terza collezione dal titolo The Tradition, pubblicata ad Aprile 2019. Nato a Shreveport, Louisiana, insegna lingua inglese e scrittura creativa alla Emory University di Atlanta. Nella sua collezione, il lettore può esplorare come l’essere umano sia abituato al terrore in ogni forma: dalle sparatorie di massa allo stupro, passando per gli omicidi, commessi dalla polizia, di persone completamente disarmate.

«Ho scoperto dell’esistenza dei Premi Pulitzer, quando frequentavo le scuole elementari e la vittoria venne assegnata a Rita Dove – racconta Jericho alla Emory University – E sono davvero felice di aver capito che potesse essere un’opportunità per uno scrittore, sin da bambino. Ovviamente capirne l’importanza, non significa che io mi fossi mai aspettato di vincere e sapere di averlo appena fatto è la migliore cosa che mi sia capitata in questo 2020».

Altrettanta gioia è arrivata per Micheal R. Jackson, che ha vinto il premio dedicato al mondo teatrale, con il suo musical semi-autobiografico A Strange Loop, messo in scena l’anno scorso nei teatri Off-Broadway.

Definito dai giudici come «un musical autoriflessivo che tiene traccia del processo creativo di un artista, il quale trasforma questioni di identità, razza e sessualità, che una volta lo spingevano ai margini della cultura dominante, in una meditazione sulle paure universali dell’essere umano e le sue insicurezze». Lo show vede protagonista Usher, un usciere che lavora per la produzione de Il Re Leone a Broadway, e segue le sue avventure in cui lui si trova ad essere «uno scrittore queer di colore, che odia il suo lavoro quotidiano e che tenta di scrivere il suo musical originale».

Lo stesso Jackson, classe 1981 e nato a Detroit, si è subito lanciato su Twitter per esprimere la sua gioia: «Mai, nemmeno nei miei sogni più selvaggi. NEMMENO. NEI. MIEI. SOGNI. PIÙ. SELVAGGI.
Grazie a tutti coloro che mi hanno supportato nel mio viaggio verso questo incredibile onore.
Sono sicuro che avrò tantissime altre cose da dire, non appena avrò recuperato un po’ il fiato e avrò finito di guardare tutte queste mail e messaggi che mi stanno arrivando, ma per ora, GRAZIE».

Ai due uomini si aggiunge anche un premio storico: Colson Whitehead. Grazie al romanzo I ragazzi della Nickel ispirato alla scuola-riformatorio per soli maschi Arthur G. Dozier di Marianna in Florida (dove migliaia di bambini e ragazzi vennero sottoposti ad abusi fisici e mentali ferocissimi), lo scrittore si è aggiudicato il Premio Pulitzer per la narrativa, diventando così non solo il primo uomo afroamericano, ma anche la prima persona di sempre a vincere un Pulitzer per due romanzi consecutivi, avendo vinto nel 2017 con La ferrovia sotterranea.