Lorenzo Donnoli delle 6000 sardine aggredito a Bologna: «Fr**io di merda»

Lorenzo Donnoli, noto attivista dichiaratamente omosessuale del movimento delle 6000 Sardine e protagonista di un meraviglioso discorso contro il bullismo ad Amici, ha denunciato in un post Instagram un’aggressione omofoba subita nella sua città, Bologna, lo scorso 8 luglio.

«Ieri sono arrivato al lavoro in lieve anticipo e mentre andavo a cambiarmi mi becco una scena oscena.
– racconta Donnoli – Un ragazzo (purtroppo da specificare: con un background dal subcontinente indiano) chiede gentilmente di sedersi ad un uomo italiano sulla 50ina, seduto in solitudine su panchina da 4 posti. La risposta è incivile e fuori luogo, accompagnata da scuse ridicole come ‘‘dopo arrivano i miei amici’’ e ad offese pesanti ‘’str**zo, pezzo di me**a, te ne devi andare’’ e via dicendo».

A quel punto Lorenzo decide di intervenire, dicendo all’uomo che non stesse a lui decidere chi può o non può sedersi su quella panchina, situata in un parco pubblico. Dopo essersi allontanto l’uomo torna indietro in bicicletta e comincia a inveire contro l’attivista insulti tra cui «fr**io di merda», avvicinandosi con fare minaccioso e aggressivo.

«Sono intervenute alcune colleghe fortunatamente, capendo che stava per menarmi, che come vari clienti avevano assistito al teatrino violento di questa ‘’persona’’, e mi sono rinchiuso all’interno – racconta Donnoli – e ha continuato a darmi addosso anche costretto all’esterno».

La sardina chiude il post con delle riflessioni sulla legge contro l’omotransfobia: «Non è cafonaggine e non è libertà questa: essere liberi di insultare e picchiare qualcuno solo perché libero, lui/lei sì, di amare non è libertà. È un reato, che da troppi anni non è legge in Italia, nell’imbarazzo dell’Europa. O meglio dovrebbe già esserlo, quando inizierà una reale stagione dei diritti in questo paese?».

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‘’Frocio di merda’’ e fa per picchiarmi. Non ‘’etero di merda’’. Ieri sono arrivato al lavoro in lieve anticipo e mentre andavo a cambiarmi mi becco una scena oscena. Un ragazzo (purtroppo da specificare: con un background dal subcontinente indiano) chiede gentilmente di sedersi ad un uomo italiano sulla 50ina, seduto in solitudine su panchina da 4 posti. La risposta è incivile e fuori luogo, accompagnata da scuse ridicole come ‘‘dopo arrivano i miei amici’’ e ad offese pesanti ‘’stronzo, pezzo di merda, te ne devi andare’’ e via dicendo. È la panchina davanti a dove lavoriamo, nel centro di un parco inclusivo fra colleghi con diversi tipi di nazionalità e disabilità, e gli ho detto che non stesse a lui decidere chi possa sedersi sulla panchina di un parco pubblico. E che oltre ad essere un razzista era pure un gran maleducato. Sul momento, stizzito, fa per andarsene. Tempo 5 minuti lo vedo tornare in bicicletta in tutta fretta (ero al telefono per una questione di lavoro nei minuti prima del turno) e il tizio in questione è tornato per urlarmi deliri di ogni tipo, fra cui ‘’frocio di merda’’ avvicinandosi fisicamente con fare aggressivo e l’intenzione chiara di picchiarmi. Sono intervenute alcune colleghe fortunatamente, capendo che stava per menarmi, che come vari clienti avevano assistito al teatrino violento di questa ‘’persona’’, e mi sono rinchiuso all’interno (e ha continuato a darmi addosso anche costretto all’esterno…) Non è cafonaggine e non è libertà questa: essere liberi di insultare e picchiare qualcuno solo perché libero, lui/lei sì, di amare non è libertà. È un reato, che da troppi anni non è legge in Italia, nell’imbarazzo dell’Europa. O meglio dovrebbe già esserlo, quando inizierà una reale stagione dei diritti in questo paese? Educando contro il bullismo nelle scuole e nelle famiglie, sostenendo i centri anti violenza. Con una legge di contrasto alla violenza omotransfobica, con una legge che introduca il matrimonio egualitario e le adozioni anche per le persone Lgbt. Ci vuole uguaglianza. E rispetto

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