Torino, pestato a sangue perché gay il giorno di Pasqua: «Ora ho paura»

Domenica scorsa, a Torino, un uomo ha deciso di santificare la Pasqua pestando Herny, un 23enne omosessuale, perché indossava un capo d’abbigliamento ritenuto non adatto a un uomo. Si tratta di un crop, una t-shirt corta che lascia scoperto l’ombellico.

Il ragazzo, che ha origini cilene e vive nel capoluogo piemontese da 2 anni per studiare le arti circensi, si stava dirigendo in un negozio di alimentari nei pressi della stazione di Porta Nuova, quando ha catturato l’attenzione di un gruppo di 5 uomini attorno ai 35 anni, che dopo avergli urlato «fr**io» in spagnolo, si sono avvicinati.

«Uno di questi mi si è avvicinato e mi ha tirato un pugno – racconta Herny alla Stampa – E ancora un altro. Sentivo il sangue che mi scendeva, perché mi ha rotto l’interno del labbro. Io cercavo solo di non cadere, di restare in piedi, quando sono stato colpito con un calcio nelle pa**e». Caduto a terra, l’uomo ha continuato a colpirlo con calci e pugni, mentre gli altri si limitavano a guardare, fino all’arrivo del proprietario di un minimarket situato nelle vicinanze, che gli ha permesso di alzarsi e scappare.

Tornando a casa, la vittima ha registrato un video con il proprio smarphone, nel quale torna a casa piangendo, con il sangue che gli scorre sul volto, tanto da non riuscire a scandire bene le parole. «Mi hanno picchiato perché sono gay – singhiozza – non so perché». Henry ha denunciato l’attacco omofobo in procura, ma confida di non girare per le strade della città con la stessa serenità di prima. «Continuo a pensarci – spiega – Ora ho paura a girare da solo, controllo in continuazione chi c’è alle mie spalle». «L’omofobia e la transfobia sono cose che succedono, sono cose attuali – denuncia – Penso che la legge contro l’omotransfobia debba essere approvata».

Potrebbe sembrare inutile, ma invece è necessario ricordare che Henry non sarebbe mai stato aggredito se non fosse stato percepito come omosessuale dal proprio aggressore. È questo che Matteo Salvini, Giorgia Meloni e i loro seguaci fingono di non comprendere quando si oppongono contro il ddl Zan, quando affermano che la legge già punisce le aggressioni e che sarebbe una legge che discrimina al contrario. Ma l’uguaglianza sancita dalla Costituzione non sarà mai garantita finché una minoranza avrà paura a camminare per strada vestita in un determinato modo o tenendo la mano al proprio partner. Per un fenomeno come quello dell’omotransfobia occorrono misure ad hoc, che la prevengano e la contrastino. L’Italia è l’ultimo grande Paese dell’Unione Europea a non avere una legge del genere. Basta scuse, basta strategie politiche sulla nostra pelle.

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