Non finisce bene la favola del primo comune amministrato dal Partito Gay

Tempo fa vi avevamo parlato di Morterone, il comune più piccolo d’Italia, dove il giovane Partito Gay aveva con entusiasmo affermato di essere l’unica lista ad essersi presentata alle elezioni. In realtà non è andata esattamente così, nel momento in cui anche Morterone Insieme, per Dario Presenti sindaco, ha avanzato la propria candidatura. Un fatto che ha sollevato delle polemiche tra le 29 anime del piccolo paese in provincia di Lecco, in quanto ciò sarebbe avvenuto dopo la scadenza.

«Quanto accaduto ci lascia sbalorditi: sino alle 12.00 di ieri – aveva dichiarato il portavoce nazionale Fabrizio Marrazzo – eravamo gli unici ma, dopo lo scadere del termine ministeriale, si è presentata un’altra lista che non doveva neanche essere protocollata e che poi è stata ammessa. Chiedo l’intervento della ministra Lamorgese per far ripristinare la legalità: la lista presentata fuori tempo non può essere accettata».

Quella lista, tuttavia, è arrivata alle elezioni. E le ha anche vinte. Con 12 voti a 9 (e una scheda bianca), infatti, lo schieramento avversario ha superato la lista di Andrea Grassi, che non potrà pregiarsi di essere il primo sindaco in Italia con la sigla del Partito Gay.

Primato che sicuramente non sarà ottenuto nemmeno nelle grandi città coinvolte nelle elezioni amministrative 2021: a Roma e a Milano le liste guidate, rispettivamente da Fabrizio Marrazzo e Mauro Festa, non appaiono negli exit poll, così come accade a Torino dove la coalizione con il Partito Animalista e Torino Civica non è sufficiente (per usare un eufemismo) a Davide Betti Balducci per comparire tra i 3 candidati sindaci più votati. A Napoli, Antonio Bassolino, sostenuto dal Partito Gay insieme ad Azione e tre liste civiche, è invece dato per terzo con una forbice tra il 9% e il 13%. È tuttavia presto per fare un bilancio sulla prima esperienza elettorale di questo nuovo movimento politico.