Ricatti sessuali gay ai danni di due sacerdoti, 9 brianzoli chiedono il patteggiamento

Dopo essere stati arrestati a gennaio per estorsioni a sfondo sessuale ai danni di diverse persone tra cui due sacerdoti, nove ragazzi brianzoli chiedono il patteggiamento.

La tecnica ben collaudata dalla banda di estorsori, tra i quali una ragazza, consisteva nel minacciare la pubblicazione di foto e video registrati nell’occasione di un incontro sessuale tra le vittime e uno di loro che fungeva da “esca”. La scelta della “preda” non era casuale. Il gruppo cercava uomini facilmente ricattabili, che nella rivelazione della propria omosessualità avrebbero potuto vedere conseguenze spiacevoli, perché sposati o ricoprenti una carica sociale particolare. Per scongiurare ulteriormente il rischio di una denuncia, il ragazzo che si presentava all’incontro si fingeva minorenne per procurare il timore di ripercussioni sulla vita della vittima nel caso in cui le immagini fossero state diffuse.

A far partire le indagini sul gruppo, un prete bergamasco che ha denunciato ai carabinieri di Zogno, in provincia di Bergamo, quello che stava accandendo. Il sacerdote aveva concordato con un ragazzo un incontro a pagamento e, mentre era appartato con lui, dei complici del giovane gli si sono presentati davanti sostenendone la minore età e chiedendo dei soldi in cambio del silenzio del prelato. La richiesta di 150 euro ha portato, poi, a un susseguirsi di minacce e ulteriori pretese di denaro.

Nella trappola tesa dai nove è caduto anche un altro parroco del Vimercatese che paura non ha mai denunciato l’estorsione e ha preferito cambiare parrocchia, auto e numero di telefono per fare perdere le sue tracce.

Secondo quanto riportato dalle indagini, i giovani si facevano aiutare nelle loro imprese da due uomini, un 57enne e un 42enne, anch’essi in carcere da gennaio. «Le indagini hanno fornito conferma che non si tratta di casi isolati, inserendosi invece in un più ampio contesto criminale – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla GIP Silvia Pansini – I soggetti erano specializzati nel farsi consegnare ingenti somme di denaro dietro minaccia di rendere pubbliche situazioni di illegalità o immoralità riferibili alle persone offese».

A conferma di ciò la denuncia di un’altra vittima della gang, una facoltosa signora brianzola alla quale gli indagati avrebbero proposto di far ottenere la patente al figlio in modo illegale, estorcendole circa 80mila euro anche attraverso minacce di morte.

Alcuni degli indagati hanno già offerto un risarcimento dei danni alle vittime in vista della richiesta di patteggiamento, che dovrà essere valutata dal giudice di fronte al quale dovranno presentarsi l’11 giugno per l’udienza preliminare su richiesta del PM Marco Santini.