“Outraged”, il documentario “made in UEFA” contro le discriminazioni

In un mondo come quello dello sport, in cui molti giovani trovano e riconoscono un proprio idolo, la rappresentazione è più importante che mai. Ed è proprio per questo motivo che la UEFA (Union of European Football Associations) ha pubblicato sul proprio sito un documentario, dal titolo “Outraged”, al cui centro troviamo temi come il razzismo, l’omofobia e la discriminazione.

«È molto importante – spiega il presidente UEFA, Aleksander Čeferin, nel documentario – che i giocatori si raccontino. Sono loro a subire la discriminazione. Dobbiamo parlare con i giocatori che sono in campo e che subiscono la discriminazione in prima persona».

A comparire, e raccontare la propria storia, sono nomi importantissimi del calcio mondiale: da Paul Pogba a Jose Mourinho, passando per Megan Rapinoe. L’obiettivo è, quindi, di condividere le proprie storie di esclusione e discriminazione nel calcio, e fornire degli spunti di riflessione sul modo migliore per combattere ed eliminare questi problemi dallo sport.

Per esempio, Pernille Harder, Lucy Bronze e la sopracitata Rapinoe, insieme all’arbitro Stéphanie Frappart, raccontano della loro lotta a sessismo e discriminazione nella battaglia in favore del calcio femminile, giudicato da molti uno sport praticato «da quattro lesbiche», per citare l’ex presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Felice Belloli.

José Mourinho, invece, compare nel documentario per esplorare le complessità della discriminazione nel calcio a livello mondiale. Una discriminazione basata su etnia, sesso, religione, orientamento sessuale o sulla provenienza dei rifugiati.

In uno sport come il calcio, (ma non solo, notizie del genere derivano anche da molti altri sport quali pallavolo, tennis, ecc..) in cui parte della popolarità è data dal pubblico che siede allo stadio/palazzetto e che si sente libero di inneggiare a cori omofobi e/o razzisti, un lavoro del genere ha un che di ammirevole. Sicuramente non è il primo tentativo di sensibilizzazione sui campi sportivi che incontriamo. Basti ricordare l’americana Megan Rapinoe e le sue interviste e partecipazioni per sensibilizzare numerose cause LGBT+. Oppure il capitano dell’ItalVolley Ivan Zaytsev che, nel 2014 insieme ad altri, scese in campo con i lacci delle scarpe arcobaleno, per sensibilizzare sulla giornata internazionale contro l’omofobia.

Sicuramente quella della lotta alle discriminazioni nello sport è una strada ancora lunga da percorrere. Ma è una strada che vale la pena di percorrere. Per tutti noi, sportivi e non, e per un mondo e un futuro migliore.