Papà contro l’educatore di nido: «Questo lavoro i finocchi non lo devono fare»

Marco Dianda, 33enne di Lucca, è un educatore di nido. Anzi lo era. Da qualche giorno ha infatti deciso di rinunciare alla propria passione per ragioni economiche ma anche per via degli stereotipi di genere che ha dovuto affrontare, sfociati in un triste episodio di omofobia. Il giovane educatore ha infatti appreso che il papà di uno dei bambini di cui si prende cura non lo reputa adatto a quel lavoro perché gay, anzi perché «finocchio».

«Io da sempre ho avuto un fortissimo senso di paternità, una voglia infinita di diventare padre ma non ho una valanga di soldi per permettermi una maternità surrogata, e comunque preferirei adottare – ci ha confidato Marco – Così, una volta giunto al nido pensavo di aver trovato il lavoro della mia vita e che non lo avrei mai lasciato per nessuna ragione al mondo».

Arrivato in quell’ambiente dopo aver fatto diversi lavori, tra cui il pizzaiolo e l’educatore a domicilio, il 33enne si accorge della presenza di alcuni stereotipi secondo cui l’educatore di nido è un lavoro da donna. «Il settore educativo 0-3 anni è poco frequentato da uomini – ci spiega – Il fatto che i lavori di cura siano da sempre affidati alle donne crea in quegli ambienti lavorativi una sorta di pregiudizi al contrario, per cui se sei uomo non sei proprio in grado di fare quel lavoro. Se sei uomo e gay, per carità di Dio: il binomio omosessualità-pedofilia trova ancora oggi delle forti radici nei pregiudizi di alcune persone».

Inizialmente, alcuni genitori dubitavano della professionalità di Marco, ma conoscendolo, nel tempo, hanno costatato di potersi fidare di lui. Ma questo non è bastato a uno dei genitori, che in sua assenza ha espresso il proprio giudizio al nido in cui lavora: «È un bravissimo educatore, non posso dire nulla – ha affermato l’uomo – però è finocchio e questo lavoro i finocchi non lo devono fare».

«Sentirmi dire, anche se indirettamente, questa cosa è stato come una pugnalata nello stomaco – ci racconta – Avendo subito altre discriminazioni nel mio percorso di crescita, ritrovarmi a 33 anni in una situazione in cui una persona adulta, che ha il compito di crescere suo figlio o sua figlia senza pregiudizi, afferma una cosa del genere mi ha veramente atterrito».

Ora Marco guarda al futuro. Chiederà l’aspettativa per studiare “Comunicazione d’impresa e politica delle risorse umane”, un campo molto lontano da quello della pedagogia, e continuerà a coltivare la propria passione come autore di testi musicali. Un sogno messo da parte, ma tanta voglia di andare avanti, a testa alta.