Gli amanti del kink vorrebbero un Pride più inclusivo: per 4 su 10 non lo è abbastanza

Secondo un sondaggio riportato da GayStarNews, circa la metà degli amanti del kink si sente esclusa dai Pride e vorrebbe che gli eventi fossero più inclusivi della comunità fetish. Sebbene i fan del fetish si dichiarino totalmente al favore del Pride dove possono essere sé stessi, ben il 41% ritiene che la propria categoria non venga rappresentata adeguatamente all’interno della manifestazione.

Nonostante il Pride porti con sè un forte messaggio di liberazione sessuale, infatti, il continuo mediare con gli sponsor e la rappresentazione sobria voluta da alcuni esponenti della comunità LGBT+ hanno fatto sì che il kink fosse ritenuto, col tempo, meno consono alle parate. Secondo il sondaggio, la migliore rappresentazione della comunità fetish è data dagli eventi più grandi, anche se la sua visibilità è ancora complessivamente bassa.

A farla da padrona, la categoria dei “puppies”, kink diventato molto popolare tra i giovani gay e bisessuali che ha eclissato i più tradizionali leather. È bene ricordare che un tempo l’unica divisione era quella tra “eteronormativi” e tutto il resto. I sex worker, le drag queen, i dominatori vestiti di pelle facevano parte dello stesso mondo sotterraneo della comunità LGBT+, per questo siamo legati indissolubilmente ad essi.

I kinker e i feticisti fanno parte da sempre della comunità arcobaleno e sempre lo faranno. Come rendere, quindi, più inclusivi i Pride? Il sondaggio ha mostrato che i kinker avrebbero supportato un’area fetish agli eventi Pride, con un 78% che ritiene che tale area dovrebbe essere limitata ai maggiorenni. Tra i suggerimenti sull’allestimento di questo spazio si annoverano banchetti informativi (94%), laboratori (91%) e un’«area giochi per animali domestici» (66%) . In particolare, molti feticisti vorrebbero avere un’opportunità per insegnare alle persone il senso del “RACK” (risk-aware consensual kink), ovvero “kink consensuale consapevole del rischio”, un modo per le persone di divertirsi mentre comprendono e acconsentono a ciò che stanno facendo.

Nonstante la cultura LGBT+ sia diventata più mainstream, non è giusto che il movimento si “normalizzi”. Il Pride è una sfilata colorata, con musica e carri, ma non dimentichiamo che è anche una protesta. Essere te stesso quando quello che sei è considerato “non normale”, è un atto politico. Il Pride non riguarda il controllo di chi può e non può essere chi è e l’inclusività in tutti gli eventi LGBT+ è importante. Un gruppo non può eclissarne un altro, solo per paura di risultare inappropriato. Siamo stati inappropriati per la società per anni, è ora che tutti possano rivendicare la propria particolarità con orgoglio.