Porto Rico, Ricky Martin leader della protesta contro il governatore omofobo Rosselló

Nelle ultime settimane, il vento del cambiamento soffia su Porto Rico. Si è molto sentito parlare degli scandali che hanno travolto le alte sfere politiche, tradotti in moti riottosi da parte del popolo che ha giustamente reagito al conclamato torto. Ora anche Ricky Martin si è unito ai manifestanti chiedendo le dimissioni del governatore Ricardo Rosselló.

Lo scandalo di Ricky Leaks

Il politico si è trovato in acque bollenti dopo che oltre 900 messaggi di testo sono trapelati dalla chat di gruppo con 11 membri, alimentando la rabbia pubblica già esistente sulla presunta corruzione di Rosselló.

La fuga di notizie, soprannominata Ricky Leaks, ha suscitato l’indignazione popolare perché dalle comunicazioni è emerso che il governatore prendesse poco sul serio molti avvenimenti drammatici, elargendo commenti ironici e di cattivo gusto sulle oltre 3.000 vittime dell’Uragano Maria del 16 settembre 2017 o ironizzando sul fatto che «moriva dalla voglia di sparare» Carmen Yulín Cruz, sindaca di San Juan. Per non farsi mancare nulla, la maggior parte dei testi avevano un linguaggio misogino e omofobo.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso. Oltre a sospettarlo di corruzione, disgustati dal comportamento odioso di Rosselló, molti portoricani hanno iniziato a organizzarsi in opposizione alla sua amministrazione, partecipando ad uno sciopero nazionale.

Ricky Martin prende parte alla protesta

Lunedì, centinaia di migliaia di manifestanti – se non oltre mezzo milione, secondo la stima della NBC News – si sono radunati per la Marcha del Pueblo, protestando in massa affinché Rosselló si dimettesse.

Numerosi gli artisti di rilievo che sono accorsi a sostegno dei portoricani e che si sono uniti ai manifestanti. Tra i più noti c’era Ricky Martin, che ad un certo punto della protesta è salito in cima ad un’auto, sventolando una bandiera arcobaleno.

«Non sei solo cinico, ma sei anche machiavellico – ha detto Martin in un video di Instagram pubblicato lunedì scorso – L’unica cosa che hai fatto con quei messaggi è stato giocare con la salute mentale dei portoricani».

La rabbia che si coglie negli occhi del cantante è dovuta anche al fatto che l’amministrazione di Rosellò, in particolare Christian Sobrino, aveva definito il cantante un oppressore perché «Sciovinista che si scopa gli uomini in quanto le donne non sono alla sua altezza», tacciandolo di “puro patriarcato”.

 

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