«Non seguo la noiosa moda maschile, ma non chiamatemi cross-dresser»

Alberto è un nostro affezionato follower, ma sfogliare la sua gallery è impossibile non notare come le sue foto differiscano da quelle della maggior parte dei ragazzi che ci seguono. Sul suo viso dai lineamenti dolci troviamo un filo di trucco, accompagnato da abiti che siamo abituati a vedere addosso a una donna.

Il ventenne friulano, diplomato da poco, si diletta nel disegnare e indossare abiti che potremmo definire queer o gender fluid. Potremmo definirlo stilista, sarto e modello di se stesso.

Proviamo a entrare nel suo mondo, lontano dagli stereotipi di genere a cui siamo abituati, con qualche domanda…

L’intervista

Dal tuo Instagram appari una persona con un aspetto decisamente queer, complici anche i tuoi tratti efebici, oltre che ad abiti non convenzionalmente reputati “maschili”. Come definisci dal punto di vista dell’identità di genere?
A dirla tutta su questo argomento sono interdetto pure io! Ci sono giorni in cui mi rivedo nella categoria queer/gender fluid ed altri in cui mi chiedo: «Perchè un uomo che non indossa la noiosa moda maschile è considerato un uomo diverso oppure persona che non si rivede nel ruolo maschile?». Ho finito col rispondere alla tua domanda con un’altra domanda!

Per quanto riguarda il tuo orientamento sessuale invece?
Mi sento attratto solo dai ragazzi. Non provo alcuna attrazione per il corpo femminile ne tanto meno la comprendo. Quando ero piccolo sentivo sempre parlare i miei amici di allora delle forme femminilini e io dentro di me mi domandavo: «Ma cos’hanno di bello?». Rimane ancora un argomento a me estraneo e incomprensibile.

Abbiamo capito che non ami le etichette, dunque non ti autodefiniresti nemmeno un cross-dresser?Come termine lo odio. Trovo altamente ridicolo che la moda maschile sia così essenziale, banale e monotona. Si divide fra essenzialità e stampe da far invidia al circo. Sfido chiunque ad andare in 5 negozi di abbigliamento qualsiasi e trovarmi nel reparto maschile capi che non abbiano i classici colori (nero, bianco, grigio, blu scuro, vinaccia, verde bosco) e non siano un capo base (manica dritta, senza collo o col colletto da camicia, priva di fantasia, fantasia minima minuscola, la solita stampa delle t-shirt, tessuto con fantasia psicadelica, felpa con manica dritta o raglan,..) o abbiano lunghezze nuove (pantaloni più corti della metà coscia…). Se lo fate noterete che mentre la moda femminile varia e si differenzia, i capi da uomo son sempre quelli e, se fai acquisti in un negozio piuttosto che in un altro, praticamente uguali. Se non indossi questi capi sei “diverso”. Ma chiedere varietà ed originalità nei capi d’abbigliamento è così utopico?

Secondo te qual è il motivo per cui la moda maschile sia meno variegata di quella femminile?
La moda femminile si è ispirata per secoli a quella maschile per trarre ispirazione (smoking, tacchi, pantaloni…) ma mai il contrario. Sul serio gli uomini starebbero male col pizzo e rouches o c’è qualche traccia di misoginia di sottofondo? Ovviamente ci son state delle figure maschili che si sono distinte dalla massa (Prince, David Bowie, lo stesso RuPaul che ormai è sulla bocca di tutti…), ma non hanno portato a dei cambiamenti sostanziali.

Gli abiti e il make up che vediamo sulle tue foto sono gli stessi che scegli per uscire quotidianamente oppure lo fai solo in occasioni particolari?
Le mie creazioni sono al momento solo confezionate, fotografate e messe da parte nell’armadio. Il make up (più o meno evidente) ed il resto dell’abbigliamento è quotidiano. Sopracciglia e mascara sono d’obbligo per me che son biondo naturale. Col sole sembro un topo spelacchiato senza ciglia e che ho crateri fra le sopracciglia. La full face dipende dal mio umore quel giorno.

Un po’ come la ministra Bellanova, insomma! Scherzi a parte, al Pride però indossavi i tacchi… Come mai quest’eccezione?
Io ho un amore per i tacchi sin da quando son piccolo, quindi il volerli indossare al pride mi ha spronato ancora di più a metterli. Ho fatto l’intera parata di 2 ore circa a piedi camminando tutto il tempo sui ciottoli inciampando nelle buche due volte (non vi dico il male ai piedi nei giorni seguenti) e ne è valsa la pena. Al primo pride ero con la full face, ma il fondo durante la giornata faceva schifo e me son dovuto struccare a scuola prima della parata. Quindi per il secondo pride ho voluto essere al mio meglio, infatti son stato intervistato per due volte dalla tv slovena insieme alle foto con le intervistatrici. Ho voluto riproporre un look anni 60 con l’abito verde simbolo della natura.

Come hai cominciato a vestirti e truccarti in questo modo?
Ho molti capi d’abbigliamento maschili che su di me risultano da donna, ho un potere magico. Poi pian piano ho iniziato a usare leggins, shorts e ora creo quel che mi piace. Il trucco da quando ero piccolo ho sempre avuto un interesse, quindi son stato il classico bambino che giocava coi trucchi della madre. Poi intorno ai 16 anni credo ho incominciato a truccarmi da solo. Era Halloween ed ho improvvisato un eyeliner nero. Ahimè, quando ero 16enne non c’era ancora la moda dei ragazzi che si truccano (penso che James Charles sia diventato rilevante quando ne avevo circa 17-18) e quindi i look non eran dei migliori (sia per mancata manualità che prodotti non performanti ne corrispondenti all’incarnato).

Come hanno reagito i tuoi genitori?
I miei non mi supportano affatto, più o meno tollerare credo sia il termine più adatto. Per loro quello che faccio è ridicolo, indosso solo maschere col trucco e che mi faccio troppo influenzare da quello che vedo in tv per l’abbigliamento. Gli unici complimenti che ricevo sono ridicolo, clown e non posso uscire con loro usando shorts o cose che confeziono… Quindi non ci esco affatto. La frase più particolare ricevuta da mio padre è «ti metti più profumo tu di una put**na». Invidio tanto i beauty guru come DamnTee che è in grado di potersi esprimere con pieno supporto dei suoi.

Ci sono personaggi queer (ma anche non) a cui ti aspiri per il tuo look?
Ho delle muse ma non prendo propriamente ispirazione per quel che creo da loro. L’essere tanto censurato nell’abbigliamento mi sprona a creare cose nuove come per dimostrare che su di me sta bene anche se sono uomo. Le mie muse sono Maria Antonietta e Marilyn Monroe. Entrambe amate sin da piccolo anche senza conoscerle.. i misteri della vita. Mi ci rivedo molto in entrambe.

Su Grindr (e non solo) si legge spesso “solo maschili”, “no effeminati” o modi peggiori per esprimere la volontà di non conoscere persone che non siano un trionfo di mascolinità. Come vivi questa cosa?
Su quelle app ho sempre avuto molta sfortuna. Prima son troppo giovane, poi ho i capelli troppo lunghi, sembro una ragazza «tagliateli e sii uomo, così fai schifo» e «muori essere informe»; li taglio e punto su un taglio corto e subito «stavi meglio coi capelli lunghi, peccato che li hai tagliati». Son già pronto al «sei troppo vecchio»! Inizialmente sei “non importa, si vede che non era destino” ma dopo che lo leggi per la decima volta incominci sul serio a dubitare di te stesso e del tuo aspetto. Magari il rimanerci male è dato anche dalla mia giovane età e la ancora formazione della autostima, ma non posso immaginare come si possa sentire un ragazzo che finalmente accetti la propria omosessualità, scarichi l’app e si trovi la lista della spesa su come devi e non devi essere per poter scrivere all’ennemiso signor nessuno.

Ritieni che sia solo una questione di gusto personale o che ci sia una vera discriminazione?
Penso si discrimini. Siamo subito pronti a censurare gli altri per un qualche orgoglio nascosto. Penso che l’abituarci alle app di incontro che ci mostrano come oggetti da vetrina abbia aumentato il nostro pregiudizio verso i minimi difetti. Oggi parliamo molto di “body positive” quando parliamo delle donne. Di quanto giustamente una donna è bella sia che abbia o non abbia seno, un fisico magro o con chili in più… Ma dovè il body positive per il corpo maschile? Siamo così abituati alla figura dell’uomo macho muscoloso ed al relativo bodyshaming che questo ne porta, che se siamo magrolini o con chili in più siamo subito portati ad odiare il nostro corpo, a seguire diete ferree, ad andare in palestra religiosamente per raggiungere lo standard di “uomo attraente”. Sinceramente mi ha stancato.

 

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