Attivista LGBT+ e studente dell’Università di Bologna torturato e arrestato in Egitto

È stato il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, a renderlo noto attraverso un tweet: l’attivista egiziano per i diritti umani e della comunità LGBT+ Patrick George Zaki è stato arrestato all’aeroporto del Cairo la mattina del 7 febbraio.

Il giovane studente del Master Gemma (Studi di Genere e delle Donne) presso l’Università di Bologna era partito giovedì per trascorrere un periodo di vacanza nella sua città natale Mansura, in Egitto. Secondo quanto riportato dall’organizzazione indipendente Egyptian Initiative for Personal Rights, Zaki sarebbe stato fermato dalle autorità e trattenuto per essere sottoposto ad un lunghissimo interrogatorio durante il quale sarebbe stato torturato anche con elettroshock.

Le motivazioni dell’arresto sarebbero da ricondurre ad un mandato di cattura rilasciato nel 2019 (e del quale il ventisettenne non era a conoscenza) con l’accusa di «diffusione di notizie false su Facebook e dichiarazioni che disturbano la pace sociale». Nel 2018, infatti, Zaki aveva sostenuto la campagna elettorale di Khaled Ali, impegnato nella tutela dei diritti umani e principale oppositore dell’attuale Capo di Stato egiziano, Abdel Fattah al-Sisi.

Sulla questione, duro l’attacco del deputato di LeU Erasmo Palazzotto, presidente della della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, che ha twittato: «Come si fa a considerare ancora l’Egitto un Paese sicuro? Il governo italiano non può continuare a far finta di niente nelle relazioni con un Paese che continua a violare i diritti umani in questo modo». Espressioni di solidarietà anche da parte del Rettore dell’università e dal sindaco Virginio Merola. È stata inoltre lanciata su Change.org una petizione, che in pochi minuti ha ricevuto già migliaia di firme, per far pressione sul governo egiziano affinché liberi Patrick.

 

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