Piacenza, sex worker trans racconta: «minacce e botte dai Carabinieri»

Ulteriori dettagli emergono dalla vicenda dei carabinieri arrestati a Piacenza. Francesca, una sex worker transgender, racconta di essere stata obbligata a collaborare e a soddisfare le richieste dei militari. «Se non collabori, se non mi dai lavoro, in un modo o nell’altro ti frego e ti rimando in Brasile»: sarebbero queste le minacce che le sarebbero state rivolte dal maresciallo Orlando, secondo quanto dichiarato dalla stessa Francesca all’ANSA.

Racconta, poi, di come i carabinieri organizzassero nella caserma Levante dei festini, aiutati da un’altra donna trans chiamata Nikita, in cui vi sarebbe stata moltissima droga e le due donne sarebbero state costrette ad avere rapporti sessuali, venendo pagate in cocaina. In un’altra occasione, un carabiniere si sarebbe presentato a casa sua, con il suo fascicolo in mano, pretendendo sesso gratis.

Infine, come riporta La Stampa, un evento di certo angosciante che racconta Francesca: «Una sera – dice – mi hanno beccato in strada, volevano rompermi le scatole. Mi hanno portato ore in giro per i campi a cercare gli spacciatori e poi siamo finiti in caserma dove mi hanno chiusa dentro. Io ad un certo punto ho risposto in maniera aggressiva perché non avevo fatto nulla e mi tenevano là. Allora uno di loro mi ha dato una spinta e mi ha fatto cadere per terra». Botte che anche altre avrebbero subito. «C’è un’altra donna trans, una mia amica che ora è a Roma, si chiama Flavia, anche lei è stata picchiata dai carabinieri. Molte donne trans sono state minacciate se non facevano quel che dicevano loro».

Francesca spera che i Pm possano ascoltarla per poter raccontare quello che accadeva in quella che è stata ribattezzata dai media la “caserma degli orrori” e poter dare voce alle donne che, come lei, sono state vittime di violenza e abusi in un luogo che doveva tutelarle, ma che invece è diventato una succursale dell’inferno.