Foto: Manchester Evening News

L’allenatore van Gaal rivela: «Credo di aver avuto calciatori gay, molti con moglie e figli»

Louis van Gaal, ex allenatore olandese di calcio vincitore di sette campionati e diverse coppe internazionali, ha recentemente rilasciato una lunga intervista al magazine LGBT+ Gaykrant.nl in cui ha parlato dell’omofobia nel mondo del calcio e della difficoltà per un calciatore professionista di fare coming out.

L’ex allenatore di squadre di prestigio come l’Ajax, il Barcellona e il Manchester United ha rivelato che nessuno degli atleti che ha allenato ha fatto coming out con lui, sebbene in diverse occasioni abbia pensato alcuni di loro fossero omosessuali.

L’intervistato dimostra una grande sensibilità rispetto al tema, tant’è che ha anche modificato il proprio linguaggio nel corso della propria carriera per avere un approccio più inclusivo quando parlava coi propri calciatori a proposito delle loro relazioni sentimentali. «All’inizio ho sempre chiesto della “fidanzata” – confida van Gaal – L’ho adattato in seguito con “partner” dopo aver approfondito. Perché ho capito che era la domanda sbagliata».

Tuttavia, nessun calciatore delle squadre da lui guidate hanno scelto di confidarsi con un allenatore così aperto di mente. «Nessun singolo giocatore della mia carriera ha detto: sono gay. Non uno. Questo dice abbastanza – afferma l’ex allentatore – L’ho pensato e sospettato spesso tra i giocatori. Ma se qualcuno non me lo viene a dire, non voglio pressarlo per questo. Non importa in quale club si trovassero, voglio proteggere quei giocatori. E la maggior parte di loro sono anche sposati con una donna e hanno dei figli».

Lo sportivo non biasima chi non dichiara pubblicamente la propria omosessualità, anzi ritiene che fare coming out sia un rischio e avvertirebbe un calciatore che bisogna avere molta forza e coraggio per fare un passo del genere «perché il mondo del calcio e il rabbioso mondo esterno sembrano trovare nell’orientamento sessuale un problema difficile». Un punto di vista simile a quello espresso recentemente dal campione Toni Kroos. Ritiene tuttavia che sia meglio essere se stessi che accettare ciò che viene ciecamente imposto e a un calciatore che sta ponderando di fare coming out, direbbe: «L’omosessualità è ancora vista da molti come un comportamento deviante. Anche in nome di Dio è ancora visto in quel modo. E così sarai sotto pressione come calciatore. Devi affrontare molta resistenza. Lo vuoi ed è giusto per te?».

Van Gaal crede inoltre che l’omosessualità possa rispecchiarsi positivamente nelle abilità sportive di un calciatore. «Ho sempre notato, e può sembrare folle, che di solito sono i giocatori più creativi che sono gay – afferma l’ex allenatore – E quel tipo di giocatori è molto prezioso nel calcio. In altre parole, sono apprezzati per le loro qualità calcistiche».

In una nazione apparentemente all’avanguardia, ma profondamente conservatrice, come i Paesi Bassi, secondo van Gaal la soluzione all’omofobia sta nell’educazione: «L’unico modo è l’educazione dall’asilo. E poi devi solo aspettare e vedere se arriva». Parole che farebbero urlare i cattobigotti nostrani al gender, ma che è il pensiero di un uomo consapevole di come sia importante educare a non odiare chi è diverso.

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