Cagliari, donna chiede a un locale di organizzare una festa «senza il dipendente gay»

Siamo soliti raccontare episodi di omotransfobia da parte di dipendenti di strutture pubbliche nei confronti dei clienti, ma l’ultimo episodio che si è registrato ad Elmas, in provincia di Cagliari, inverte le cose. Questa volta, infatti, a discriminare è una cliente che ha chiesto a un locale che organizza cerimonie se fosse possibile fare una festa senza il dipendente gay, specificandone nome e cognome.

A denunciare l’accaduto è proprio la vittima di questa assurda discriminazione, che ha riportato in un post Facebook la mail integrale ricevuta dalla tenuta in cui lavora commentando: «Ormai ho la pelle dura per queste cose, non è stata offensiva. Però mi rende triste pensare quanto questo 2020 non sia ancora così tanto 2020».

La donna ha esordito scrivendo al locale che aveva visto la struttura su internet e che le piaceva lo stile della tenuta, per cui desiderava organizzare il compleanno di suo marito. «Magari la festa potrebbe essere a tema west a lui piace molto – ha affermato la donna – Volevo sapere se voi vi occupate anche della roba da mangiare e della roba da bere anche alcol, siamo tutti grandi. Non ci sono bambini».

Si passa poi all’insolita richiesta, preceduta dalla premessa che era stata informata dell’orientamento sessuale del dipendente. «Siccome so che è omosessuale – sottolinea – volevo chiedere se durante la festa potrebbe non esserci, perché a me non mi danno fastidio i gay, conosco molta gente che è così e non mi fanno schifo, ma mio marito non vuole andare nei posti con gay perché non gli piacciono. Non è omofobo, però, magari se c’è un gay gli amici suoi lo prendono in giro perché è la sua festa e lui non conosce gay».

È raccapricciante come la donna non si accorga che selezionare il personale in base all’orientamento sessuale sia un atto di discriminazione omofoba, così come affermare cha al marito non piacciano le persone omosessuali e quindi non le frequenti. Però, almeno per una volta, siamo di fronte a un omofobo che non ha «tanti amici gay».

«Esprimiamo piena solidarietà nei confronti di Filippo Grandulli – ha scritto ARC Cagliari in un comunicato – oggetto di un “apprezzamento” poco cordiale da parte di una cliente che si è rivolta ad un’agenzia di eventi per richiedere un preventivo per una festa […] La colpa di Filippo sarebbe stata quella di non essere “capito” (in quanto gay) dagli amici del festeggiato invitati alla festa a tema Western e organizzata per il marito sella signora. L’associazione ritiene squallido e incivile, oltre che illegale, che chicchessia possa permettersi di fare una richiesta che escluda un professionista dal suo ruolo perché omosessuale».

Allego una mail che la struttura con cui collaboro, per allestire eventi e feste in genere, ha ricevuto. Per me, che…

Slået op af Filippo GrandulliFredag den 11. september 2020

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