Iconize confessa di essersi colpito da solo per fingere un attacco omofobo: «Mi vergogno di quello che ho fatto»

Finalmente Iconize, aka Marco Ferrero, ha vuotato il sacco e confessato quello che ormai sembrava evidente dalla testimonianza della sua (ex) amica Soleil Sorge, vale a dire che ha inscenato un finto attacco omofobo. Il content creator ha chiesto scusa a Barbara d’Urso, che lo aveva ospitato a Pomeriggio 5 per raccontare dell’aggressione subita, e tutte le altre persone a cui aveva fatto credere di essere stato insultato con dei termini omofobi e colpito con un pugno da un gruppo di sconosciuti.

«Voglio chiedere scusa a tutti quanti, dal primo all’ultimo – ha esordito l’influencer in un video su Instagram – inziando a chiedere scusa a Barbara se ho utilizzato il suo programma per diffondere ancora di più il suo video, scusa ai miei amici se non ho raccontato la verità inizialmente e scusa a tutti quelli che mi seguono e sanno che ho sempre sostenuto il mondo LGBT e creato video sociali».

L’ex di Tommaso Zorzi non ha spiegato nel dettaglio cosa lo abbia spinto a mettere in scena quel finto attacco omofobo, si è limitato a dire che «postare quel video era anche un modo di denunciare le violenze e sensibilizzare l’argomento» e che non avrebbe «fatto del male a nessuno, ho fatto solo del male a me stesso», soffermandosi maggiormente sul suo stato d’animo in quel periodo.

«Quando è successo tutto quanto era un periodo mio molto buio – ha spiegato – era un periodo in cui ho subito molte violenze psicologiche ed ero uscito da delle storie tossiche. Non era un bel momento, penso che tutti abbiamo dei momenti sbagliati e tutti facciamo delle gran ca**ate. Io mi vergogno di quello che ho fatto. Dico comunque che tutti possiamo sbagliare, siamo tutti umani».

Iconize ha tuttavia smentito la ricostruzione andata in onda nell’ultima puntata di LIVE Non è la d’Urso, tramite una clip che vedeva il protagonista della vicenda scaraventarsi in faccia un surgelato. «Io mi vergogno anche del fatto che qualcuno possa anche ridicolizzare questa cosa dicendo che mi son tirato un surgelato in faccia – ha puntualizzato Ferrero – Non è assolutamente così, quella scenetta ripugnante non è assolutamente vera, come mi son fatto del male lo so io ma vi assicuro che non è andata così. Non mi va di raccontarlo perché è stato un momento molto brutto per me, è stato autolesionismo».

Marco ha anche smentito che sarebbe stato costretto dalla sua agenzia a non presentarsi a LIVE Non è la d’Urso, precisando che inizialmente erano all’oscuro di tutto e che gli hanno sempre consigliato di confessare, ma sui social e non in TV. Proprio come – decisamente in ritardo – ha poi fatto.

Il content creator ha inoltre annunciato che si ritirerà momentaneamente dai social, dove nell’ultima settimana ha perso più di 10mila follower. «Ora mi prendo una pausa, anche da internet, perché per me è diventata un po’ una gabbia – ha affermato nel video – Non capisco più che cos’è Iconize e che cos’è Marco, non lo riesco più a capire molto. Se dopo tutto quello che mi è successo internet mi ha portato a fare tale gesto, mi faccio anch’io delle domande dato che è una cosa davvero orrenda quello che ho fatto».

Sebbene rispettiamo il suo momento di dolore, quando Marco Ferrero afferma di non aver fatto del male a nessuno se non a se stesso, l’impressione è che non si renda ancora completamente conto del potenziale danno che un finto attacco omofobo può provocare, soprattutto se riguarda un personaggio popolare quanto lui.

Ricordiamo, infatti, che tra una settimana esatta il disegno di legge contro l’omotransfobia sarà discusso e poi votato alla Camera, e che la strumentalizzazione del suo caso da parte dei detrattori dei diritti LGBT+ è dietro l’angolo.

Ma non è tutto: cosa accadrà la prossima volta che una persona omosessuale, bisessuale o trans andrà in TV a parlare di un attacco omofobo subito? Le crederanno tutti o qualche spettatore si ricorderà di quella messa in scena e avrà una ragione in più per dubitare? Alle vittime di omotransfobia diremo sempre di denunciare, sia alle forze dell’ordine che ai media, perché la comunità LGBT+ le sosterrà. Ma non le biasimeremo se avranno paura di essere associate a questa bruttissima vicenda.