La ‘Ndrangheta uccise il suo stesso picciotto: si era saputo che fosse gay

Filippo Gangitano, esponente della ‘Ndrangheta ucciso nel 2002 perché omosessuale. A rivelarlo è stato Andrea Mantella, pentito del clan Lo Bianco di Vibo Valentia, grazie al quale nei giorni scorsi è partita l’inchiesta “Rinascita-Scott”, che ha portato alla cattura di diversi capi mafiosi.

All’epoca Mantella, cugino della vittima, era in ascesa tra le personalità della cosca. Ad ordinare l’esecuzione sarebbero stati Carmelo Lo Bianco, capofamiglia, ed Enzo Barba, detto “il Musichiere”. Gangitano «doveva essere ammazzato», secondo le regole della famiglia, perché nonostante fosse un uomo fedele, disonorava l’intera cosca. Quasi a voler significare che, ancora oggi, omosessualità e ‘Ndrangheta sono strutturalmente contraddittorie tra di loro. Sempre secondo la ferrea ritualità a compiere l’esecuzione doveva essere Mantella, in quanto cugino dell’uomo.

«Questo omicidio è stato commesso quando io ero semilibero e lui era andato a convivere con un ragazzo a casa dei propri genitori, per questo si è saputo che era gay. Francesco Scrugli era stato contattato da Carmelo LoBianco il capo, il quale gli disse che un nostro “saggio compagno” era gay e questa cosa non poteva essere tollerata. Scrugli gli disse che sarebbe venuto da me che ero anche suo cugino e mi disse questa cosa», ha dichiarato Mantella. A nulla sono valsi i vari tentativi di Mantella di far ottenere una sorta di grazia al cugino, la sentenza era irrevocabile.

Ingannando anche i suoi stessi fratelli, convinti che avrebbero incontrato il cugino solo per un chiarimento, Mantella portò a termine il suo compito, seppellendo in seguito il cugino in un luogo dove ora è stata costruita una strada. «Mio fratello lo lasciò nel piazzale della masseria […], sul posto c’era anche l’altro mio fratello Domenico che, quasi piangendo, su incarico di Scrugli, sebbene ignari dell’omicidio, gli diedero una mano a sotterrare Gancitano, dopo averlo messo nei sacchi del mangime. Il fatto è avvenuto di sabato perché la domenica dovevamo fare il pranzo; da allora i miei fratelli non mi parlano più», ha raccontato Mantella.

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