Foto: Silvia Violante Rouge

Playgirls from Caracas, i «corpi liberi» delle dj leccesi contro il fallocentrismo

Energiche e travolgenti, le Playgirls from Caracas sono delle artiste che hanno fatto della ricerca musicale attraverso i generi e i tempi il loro marchio di fabbrica. Privilegiando principalmente brani declinati al femminile, questo “fritto misto” queer, supportato da video provocatori, accende attraverso i loro dj set le serate in ogni parte d’Italia.

Approfittando della loro presenza al Salento Rainbow Film Fest, abbiamo cercato di scoprire qualcosa di più sul loro conto.

L’intervista

Chi sono le Playgirls from Caracas?
Il progetto “Playgirls from Caracas” è nato quasi per gioco a Lecce nel 2007 per volontà di Annalisa e Benedetta e si è evoluto con l’arrivo di Gilvia nel 2009. L’idea di base era quella di rompere con il fallocentrismo delle “serate leccesi”, non perché non ci fossero delle dj donne, ma ci muoveva più la volontà di creare un mood differente e di valorizzare parte della musica ancora troppo sconosciuta. Ancora oggi l’indole è questa così come è identica la voglia e la necessità di divertirci, di stare bene e di far star bene!

Siete conosciute per le vostre selezioni musicali ricercate. Ci sono artisti queer a cui vi ispirate o che comunque pensate meritino più luce?
Sììì, sono tantissim*!!! La lista sarebbe troppo lunga, ne citiamo alcun*: Peaches, Planningtorock, Geneva Jacuzzi, Divine, Gina X, The Slits, Kleenex, The Flirts, Sylvester, Nina Hagen, Le Tigre, Chicks On Speed, Malaria! Poi anche Guerrilla Girls, Annie Sprinkle, Valerie Solanas, Gina Pane, Valie Export, Tracie Amin, Pipilotti Rist, Carol Rama, Orlan, Franko B, Suicide Girls…

Essere provocanti sul palco aiuta a veicolare il vostro messaggio? Perché indossate delle maschere e mostrate invece il corpo? È un inno alla body positivity?
In realtà non cerchiamo di essere provocanti, cerchiamo di stare bene e di divertirci, per forza di cose ci va di mezzo il corpo. Immaginiamo le nostre feste come luoghi in cui siamo solo corpi liberi di esprimersi in tutti i modi possibili. A questo tema abbiamo dedicato la playlist “Every body is sexy”, creata per il canale Spotify di Gucci.

Avete mai subito attacchi da parte di haters per il vostro modo di esibirvi?
Per quello che ne sappiamo poca roba (e comunque ce ne freghiamo). C’è da dire che la nostra “promozione social” è abbastanza recente (forse un paio d’anni), ci siamo sempre affidate ad un gruppo Facebook chiuso proprio per tutelarne i contenuti e gli utenti. Ovviamente facciamo molta più attenzione all’affetto che riceviamo prima, durante e dopo le nostre esibizioni.

Sul vostro profilo Instagram abbiamo notato una foto con il libro di MYSS KETA. Cosa vi accomuna a lei, a parte la maschera?
Probabilmente lo stesso background e quell’attitudine un po’ punk che ci rende frizzanti.

Parlando di artisti mascherati, cosa ne pensate delle polemiche pre-festival a proposito di Junior Cally?
Onestamente non conoscendolo ci chiediamo: Junior Cally ci è o ci fa? E a proposito di Sanremo: al sessismo rispondiamo con la lettera scritta da Achille Lauro contro il machismo e l’omofobia degli italiani!

Pensate che la musica possa lanciare messaggi sociali o politici?
La musica non è innocua, come ogni forma d’arte lancia milioni di messaggi che ognuno elabora e metabolizza. Poi, com’è giusto che sia, esiste anche quella più esplicitamente schierata.

Potete ascoltare la musica delle Playgirls from Caracas su MixCloud, mentre trovate su Spotify la loro ultima fatica, il remix nell’EP “Taboo” di Lilith Primavera, artista eclettica di Roma, per l’etichetta Go Go Dance e con la produzione di Giovanni La Tosa.

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