Per il giornale di Stato egiziano Patrick Zaki è colpevole perché è un attivista gay

Il quotidiano egiziano Akhbar el-Yom, considerato un giornale ufficiale di Stato, ha pubblicato un articolo in cui rivela quello che è emerso sin da subito alle cronache del nostro Paese: Patrick Zaki è un attivista dei diritti LGBT+.

Questo fatto viene definito «un forte scandalo» dal giornale egiziano, che parla del «sito Gay News» come fonte (tra i tanti) e lo riporta già nel titolo. Nell’articolo si legge: «Il sito ha affermato che i “diritti dei gay” sono oggetto dello studio di Patrick George presso l’Università di Bologna in Italia, il sito ha pubblicato un articolo su Patrick e lo ha descritto come un attivista per i diritti umani e per i diritti delle persone gay e transgender».

L’intento di Akhbar el-Yom sembrerebbe quello di strumentalizzare questa informazione per suscitare indignazione nell’opinione pubblica; l’articolo prosegue, infatti, affermando che «questo fatto scioccante mette a tacere le voci che difendono Patrick e i tentativi di farlo apparire come simbolo degli oppressi». Per il quotidiano, l’attivismo LGBT+ rappresenterebbe dunque una colpa imperdonabile per Zaki e dimostrerebbe la sua pericolosità per il Paese.

Secondo quanto dichiarato dallo stesso studente dell’Università di Bologna, al momento detenuto, si trova in condizioni lontane dalla dignità umana, ovvero in una cella in condivisione con 35 persone e una sola latrina. Zaki ha raccontato di essere stato bendato per 12 ore, picchiato e torturato con delle scosse elettriche.

Al momento in corso delle indagini, ordinate dal Pubblico Ministero, sulla presunta diffusione di notizie false e dichiarazioni da parte dello studente, che avrebbero compromesso la sicurezza e la pace sociale. Sono numerose le manifestazioni in Italia a supporto di Patrick, tra cui quella a Bologna, dove stava seguendo un Master in Studi di Genere e delle Donne; Amnesty Italia ha sottolineato in un tweet che «da quando Patrick Zaki è stato fermato, non è passato giorno senza che ci fosse un’iniziativa per chiederne il rilascio».