Foto: Lodo Guenzi/Instagram

Lodo Guenzi (Lo Stato Sociale): «Sono stato bullizzato per la mia presunta omosessualità»

Nello scenario musicale italiano, dal pop alla trap, gli artisti che si schierano contro la mascolinità tossica sono tanti e tra questi c’è sicuramente Lo Stato Sociale, la band indie che a Sanremo 2018 ha stupito tutti con la «vecchia che balla».

Sin dagli esordi, svariati anni prima di raggiungere la fama, il gruppo musicale guidato da Lodo Guenzi si è speso per lanciare un messaggio di inclusività nei confronti delle persone LGBT+, scrivendo canzoni che esorcizzano gli stereotipi come «Magari non è gay ma è aperto» e scambiandosi un bacio sul palco del 1 Maggio sulla frase di Sant’Agostino «ama e fa’ ciò che vuoi».

Un motivo in più della propria empatia nei confronti delle persone omosessuali è stato raccontato oggi dall’ex giudice di X-Factor in un post Instagram, nela quale ha fatto un importante e coraggioso coming out, quello di essere stato, da giovane eterosessuale, vittima di bullismo omofobico.

«Non credo sia successo solo a me, ma è così – ha scritto il cantante – troppo esile, effeminato, biondino. A dire il vero almeno ero in una classe in cui se la prendevano con un ragazzetto italiano e non con il compagno pakistano o bengalese, che sono sempre stati i miei migliori amici. Qualche botta, un pomeriggio in un bidone e un’eterna insistenza sulla mia presunta omosessualità che devo dire già allora come ipotesi non mi dava fastidio».

Lodo Guenzi ha anche raccontato che veniva chiamato con un nome femminile. «Mi chiamavano Cinzia. Come il nome di una bici da donna – ha ironizzato l’artista – Curiosamente, le uniche che mi piace guidare adesso. Credo che gran parte della mia smodata fame di fare cose grandi sia nata lì, o forse dal rimpianto per aver chiesto aiuto e cambiato scuola, cosa che ancora mi fa sentire un vigliacco».

Il frontman de Lo Stato Sociale ha poi parlato di un aspetto che solitamente viene tralasciato, ovvero quegli strascichi che le vittime di bullismo si portano dietro per tutta la vita, quei sentimenti negativi che si ripresentano quando si ritrovano davanti le persone che le hanno fatte soffrire. «Quando incontro qualcuno dei miei bulli adesso mi trattano come una star – spiega Guenzi – io faccio gran sorriso e so che da bambini è un casino per tutti e neanche se ne saranno accorti ma non riesco a non odiarli, eh vabbè… Questo per dirti una cosa: ti hanno fatto del male, peggio che a me. Ma se la tua vita va avanti, allora gli stronzi hanno perso».

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è la prima volta che lo scrivo. ci ho pensato molto se avesse senso e sì, ha senso. da ragazzino sono stato bullizzato. ecco, l’ho detto. non credo sia successo solo a me, ma è così. troppo esile, effeminato, biondino. a dire il vero almeno ero in una classe in cui se la prendevano con un ragazzetto italiano e non con il compagno pakistano o bengalese, che sono sempre stati i miei migliori amici. qualche botta, un pomeriggio in un bidone e un’eterna insistenza sulla mia presunta omosessualità che devo dire già allora come ipotesi non mi dava fastidio. mi chiamavano cinzia, come il nome di una bici da donna. curiosamente, le uniche che mi piace guidare adesso. credo che gran parte della mia smodata fame di fare cose grandi sia nata lì, o forse dal rimpianto per aver chiesto aiuto e cambiato scuola, cosa che ancora mi fa sentire un vigliacco. quando incontro qualcuno dei miei bulli adesso mi trattano come una star, io faccio gran sorriso e so che da bambini è un casino per tutti e neanche se ne saranno accorti ma non riesco a non odiarli, eh vabbè… questo per dirti una cosa: ti hanno fatto del male, peggio che a me. ma se la tua vita va avanti, allora gli stronzi hanno perso. #love #rocknroll

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