Foto: GayNews

Napoli, donna trans aggredita nel suo condominio e discriminata in ospedale

Mentre nel nostro Paese si discute sulla necessità o meno di una legge contro l’omotransfobia, Federica, donna trans di 37 anni, lo scorso 4 giugno ha subito una violenta aggressione all’interno del suo palazzo a Napoli.

Federica è una sex worker che svolge la sua professione nel proprio appartamento e questo ha creato non pochi scontri con gli altri condomini. Per questo lei si dice convinta che qualcuno fosse li ad aspettarla al suo ritorno per colpirla.

«Ricordo solo di essere stata colpita e di essermi risvegliata solo quando la mia coinquilina ha chiamato aiuto. Ho ripreso a parlare solo due giorni fa – ha dichiarato la stessa Federica a GayNews – Qualcuno mi aspettava nelle scale pronto a colpirmi. Nonostante 40 punti in testa e ferite su tutto il corpo i medici hanno detto che sono caduta per le scale. I condomini, interrogati dalla polizia giunta in loco, si sono inventati che ero ubriaca, che mi avevano visto barcollare già per strada e che sarei caduta per le scale. Nulla di più falso».

In questa storia, però, l’aggressione non è l’unica violenza subita da Federica. Una volta rinvenuta in una pozza di sangue, una delle condomine ha urlato ai presenti, uscendo dalla sua abitazione, di non toccarla perché affetta da HIV; cosa non vera e che Federica ha, addirittura dovuto dimostrare, esibendo le sue analisi.

Anche in ospedale non è cessato l’atteggiamento discriminatorio. «Ricordo che mi è stato subito detto che mi avrebbero messo nel reparto maschile, perché nei miei documenti risulta ancora il mio nome d’origine – ha raccontato Federica – Ho risposto che per me era inaccettabile, sarebbe significato ignorare 37 anni di sofferenza. Mi hanno messa in una stanza improvvisata alla meno peggio, sporca, disorganizzata, senza assistenza. Mi hanno anche tolto il pulsante per chiamare aiuto».

«Gli altri pazienti potevano avere persone accanto che li aiutassero, io no, perché ero in un’area in cui a causa dei protocolli anti-Covid ciò non era consentito – ha aggiunto la donna – Avevo un tale dolore al braccio che non potevo nemmeno consumare i pasti che mi davano, per i quali ero costretta ad aspettare ore prima di essere aiutata. Sono stata dimessa prima del tempo, ancora con un dolore che non mi ha nemmeno consentito di recarmi a casa, tanto da dover pagare un’ambulanza privata». Federica, inoltre, ha lamentato di non essere stata ascoltata dalle forze dell’ordine e dice di essere pronta a denunciare.

«Un fatto orribile, che non ha giustificazione – ha commentato su Facebook Daniela Lourdes Falanga, presidente di Antinoo Arcigay Napoli – Questi sono gli orrori che si possono vivere nel quotidiano un uno stato che non prevede regole di inclusione e non considera le persone vulnerabili per ignoranza sociale».