Il sesso sui documenti? «Inutile e dannoso»: parola di una prestigiosa rivista scientifica

«Le designazioni sessuali sui certificati di nascita non offrono utilità clinica e possono essere dannose per le persone intersessuali e transgender». Così twittava giovedì l’account ufficiale del New England Journal of Medicine, postando un articolo a cura di Vadim M. Shteyler, Jessica A. Clarke e Eli Y. Adashi.

Secondo quanto riportato nella rivista medica più antica del mondo, infatti, sarebbe giunto il momento di modificare il certificato di nascita. Negli Stati Uniti, il certificato è diviso in due sezioni, separate da una linea di demarcazione. La prima parte è quella dedicata ai dati identificativi, mentre le informazioni nei campi sotto la riga, che vengono utilizzate a fini statistici, sono riportate in forma aggregata.

«Indicare il sesso come maschio o femmina sui certificati di nascita – scrivono gli autori dell’articolo –  suggerisce che il sesso è semplice e binario quando, biologicamente, non lo è». Il sesso, infatti,  è una funzione di molteplici processi biologici con molte combinazioni risultanti. «Anche l’assegnazione del sesso alla nascita – continuano – non coglie la diversità delle esperienze delle persone». Circa 6 persone su 1000 si identificano come transgender, mentre altre sono non binarie.

«Le designazioni di sesso non servono ai fini medici»

«Le designazioni di sesso sui certificati di nascita non offrono utilità clinica – sostengono gli autori –  servono solo per obiettivi legali, non medici». Spostare le informazioni sul sesso, quindi, non comprometterebbe la funzione di salute pubblica del certificato di nascita, ma aiuterebbe a risolvere alcuni problemi. Lasciare qualsiasi designazione del sesso visibile sui certificati di nascita sacrifica la privacy ed espone le persone alla discriminazione.

Per le persone intersessuali, per esempio, la definizione ufficiale del sesso di nascita comporterebbe il rischio di interventi chirurgici e medici non necessari e indesiderati Le assegnazioni sessuali alla nascita, inoltre, limitano fortemente i diritti delle persone transgender. Molto spesso, infatti, alle persone trans è impedito l’accesso a esercizi comuni come il voto senza subire outing o alla possibilità di scontare pene in un carcere adatto alla propria identità di genere.

I passaporti e le carte d’identità basate sul sesso assegnato alla nascita per l’identificazione rappresentano un’altra sfida. «I governi – suggerisce l’articolo –  potrebbero rimuovere del tutto le designazioni di genere dalle carte d’identità e concentrarsi maggiormente su caratteristiche fisiche identificabili e fotografie aggiornate».

«Spostare le designazioni del sesso potrebbe non risolvere molti dei problemi che le persone transgender e intersessuali devono affrontare – concludono – Tuttavia, l’aggiornamento del processo per la segnalazione del sesso sui certificati di nascita potrebbe essere un primo passo efficace».