Per Cruciani i ragazzi gay non si avvicinano al calcio, ma la psicologa lo smentisce

Nella puntata di ieri di Tiki Taka – La repubblica del pallone, il talk show sportivo di Mediaset condotto da Piero Chiambretti, si è parlato del tabù dell’omosessualità maschile nel calcio. Il tema è stato affrontato a partire da un servizio in cui veniva sottolineato come fossero tante le calciatrici professioniste a fare coming out, tra cui l’attaccante Lina Hurtig della Juventus Women che aspetta un figlio da sua moglie, mentre nel calcio maschile ciò non accade.

All’invito di «tirare fuori le palle», Giuseppe Cruciani sbotta: «Non capisco questa cosa di spingere le persone a fare coming out. Non è assolutamente un dovere fare coming out. Uno che non fa coming out non ha le palle?». Il conduttore gli fa notare che era un modo di dire che sfruttava un gioco di parole con lo sport in questione e che nessun calciatore professionista in Italia ha mai fatto coming out.

«L’omosessualità esiste nel mondo del calcio esattamente come in tutte le altre realtà – è intervenuta la psicologa Francesca Cenci – La differenza è che qui è rimasto un tabù, per vari motivi. I calciatori sono i modelli di riferimento per buona parte degli uomini di tutte le età, sono gli idoli dei nostri bambini e dei nostri ragazzini».

«C’è una pressione sociale su di loro – spiega la dottoressa – è come se si sentissero in obbligo di rappresentare un certo prototipo. I calciatori hanno paura di discostarsi dal cliché che devono impersonare, che è proprio quello del maschio alfa. La scelta non è solo del ragazzo, ma spesso è una decisione condivisa, dall’entourage e dai dirigenti della società, che vogliono tutelare l’immagine pubblica del calciatore, in quanto temono che la tifoseria possa offenderlo».

Ma Cruciani sembra non credere al tabù di cui parla Cenci, così interviene con il luogo comune del «ragazzo omosessuale che non si avvicina al mondo del calcio come giocatore». La psicologa, che aveva appena spiegato quanto nascondere l’omosessualità ai tifosi possa essere emotivamente stressante, ci mette poco a smentirlo. «Che nel mondo del calcio non esistano uomini gay non è assolutamente vero – afferma – Posso certificare che ho seguito un calciatore professionista omosessuale, che è arrivato nel mio studio perché stava veramente molto male. Soffriva di insonnia, attacchi di panico e ansia generalizzata. Tutti questi suoi disturbi psicologici si stavano purtroppo ripercuotendo sulla sua prestazione».

Ciò non basta, tuttavia, a far cambiare idea al giornalista. Cruciani commenta, infatti, sostenendo che i problemi psicologici dell’atleta – che non conosce nemmeno – ci saranno stati «per altri mille motivi» e non per la sua omosessualità. Ah, anche psicologo!