Come capire di essere Non Binary? Una panoramica sul genere non binario

Alcune premesse “storiche”

Molto prima del termine “non binary”, oggi rivolto alle persone di identità di genere non binario, nasce il concetto di “binarismo/non binarismo”, proposto negli anni ’90, ed applicato non solo alle identità di genere, ma anche a ruoli, stereotipi, espressioni di genere, e agli orientamenti sessuali. In quegli anni, le persone con identità di genere non binaria si definivano tramite termini legati alla teoria queer: Genderqueer, Genderfluid, Agender, BiGender, GenderBender.

Il termine non binary, che inizia a circolare nei paesi anglofoni intorno al 2013, ha il suo picco, in Italia, nella primavera del 2019, momento dopo il quale molte persone, che non si riconoscono in termini “binari” come transessuale o trans, iniziano a descriversi come non-binary o persona di genere non binario.

Come possiamo aiutare chi si sta chiedendo se “Non Binary” è la soggettività giusta per ləi?

Grazie alla mia esperienza di autore, a partire dal 2009, del blog Progetto Genderqueer, ho potuto raccogliere molte domande che le persone questioning hanno rivolto a me, tramite mail, o a google, tramite le loro query, “atterrando” poi sul mio blog. Penso possa essere utile riprendere alcune di queste domande, per aiutare le persone a fare introspezione.

Non Binary assorbe tutte le soggettività che un tempo si dicevano genderqueer?

Negli anni ’90 e negli anni Zero, per persone transgender in percorsi non canonici (non adesione agli stereotipi relativi al genere d’elezione, percorsi non medicalizzati, microdosing), non erano sempre ben accolte dalla comunità trans. Alcune persone trans in percorsi canonici (i transmedicalisti) trovavano persino offensivo che chi era in un percorso non conforming si definisse trans.

Inoltre, c’erano persone che di fatto stavano facendo un percorso canonico, ma si discostavano dalla narrativa del corpo sbagliato, del cambio di sesso, del diventare uomo (o donna) e rifiutavano termini di natura psichiatrica come transessuale.

L’approccio di queste persone era che non esistono corpi sbagliati, ma à la società a proporre modelli sbagliati, e che uomo (o donna) non si diventa tramite una medicalizzazione, ma ogni eventuale cambiamento non porta ad un mero passaggio da un sesso all’altro, ma al fare in modo che l’immagine della persona si avvicinasse all’immagine di sé interiore. Molte di queste persone, quindi, preferivano dirsi genderqueer e non trans.

Oggi, però, molte di queste persone potrebbero sentirsi a proprio agio usando transgender, e indentificarsi più col movimento politico di rivendicazione che con quel gruppo di persone, utenti del percorso disciplinato dalla legge 164/82, che a volte nel percorso binario si sentono a proprio agio.

Poi, ci sono quelle persone che, rispetto al genere maschile e a quello femminile, si definiscono altro: di un terzo genere, di un genere che è un mix tra quello maschile e quello femminile (compresenti o in alternanza), di nessun genere, o semplicemente rifiutano in toto la dicotomia binaria, sia politicamente che personalmente. Non-binary (o enby) è un termine appropriato per queste persone.

Ci sono anche persone che chiedono pronomi maschili, o pronomi femminili, ma per le quali queste identità vengono totalmente ripensate, decostruite in chiave non binaria, epurate dalla tossicità del sessismo. In questi caso, spesso la persona usa non binary associato a transgender, o al genere principale in cui si riconosce (quindi uomo transgender e non binary, donna transgender e non binary).

Non desidero nessun cambiamento tramite ormoni e chirurgia: sono di genere non binario?

Il tipo di percorso che desideriamo, i cambiamenti che vogliamo, o non vogliamo, ci dicono solo che equilibrio (momentaneo o duraturo) abbiamo trovato col nostro corpo. Una persona che non desidera cambiamenti medicalizzati potrebbe essere, identitariamente, anche molto binaria, e rifiutare i cambiamenti che si ottengono tramite ormoni e chirurgia per motivi che con il non binarismo non hanno nulla a che fare (limiti tecnici che non permetterebbero di raggiungere i risultati sperati, problemi di salute, impossibilità di fare il percorso medicalizzato per ragioni sociali).

In altri casi, invece, un uomo transgender non med mette in discussione il fatto che ad un’identità maschile debba per forza corrispondere una serie di cambiamenti estetici (la voce profonda, la barba, il torace piatto, il pene), e quindi, nel suo proporsi come uomo, come persona di identità di genere maschile, c’è uno slancio antibinario. Lo stesso vale per una donna transgender non med che non avesse bisogno di un seno o di una voce acuta per presentarsi al mondo come donna.

Quindi, se è vero che un percorso non medicalizzato possa sicuramente considerarsi intrinsecamente non binario, non è detto che a percorrerlo sia una persona di identità di genere non binaria, anche se è frequente che le persone non med si definiscano anche non binary.

È importante, però, ricordare che essere non med non comporta per forza l’essere non binary, perché altrimenti torniamo al problema relativo agli anni ’90, ovvero il fatto che è comodo recludere le persone in percorsi non canonici in un’etichetta diversa da trans.

Sono una persona non binaria, ma chiedo pronomi del genere opposto al mio sesso biologico. Posso definirmi non binary?

Il fatto che tutte le persone non binary chiedano il they/them o che ci si rivolga a loro al neutro è uno stereotipo. Elliot Page, ad esempio, chiede pronomi maschili e, in alternativa, neutri. Alcune persone non binary indicano il they come seconda scelta, altre invece la indicano come prima scelta, chiedendo come ripiego un pronome “binario”, per venire incontro alle difficoltà di una lingua binaria.

Ho fatto ricorso alla medicalizzazione. Posso considerarmi una persona non binaria?

Come già detto, il tipo di modifica fisica che desideriamo non dice nulla della nostra identità. Alcune persone non binary fanno modifiche mirate, tramite microdosing ormonale e/o alcune modifiche (top surgery, depilazione laser) per ottenere un aspetto androgino. Altre, invece, per raggiungere l’immagine di sé ricorrono ad una medicalizzazione canonica (a volte anche solo per accedere al cambio dei documenti, visto che il tema del microdosing è relativamente recente).

Questo non esclude la possibilità che la loro identità di genere sia non binaria. Alcune persone hanno anche il cosiddetto “buon passing”, ma potrebbero anche combattere la retorica del passing obbligatorio per avere rispetto, e quindi potersi dire tranquillamente non binariə.

Ho un corpo per nulla androgino. Quindi non posso essere “non-binary”?

I corpi hanno caratteri sessuali secondari accentuati o meno indipendente dalla nostra identità di genere. L’aspettarsi che le persone non binary siano androgine è uno stereotipo.

Essere Non Binary in Italia, senza riconoscimenti.

Non binary, in Italia, è un coming out ignorato. Se lo fa una persona che prima era considerata cisgender, continua ad essere considerata tale, e misgenderata. Se lo fa una persona in un apparente percorso canonico, il coming out non binary viene sminuito.

La legge non dà nessun riconoscimento, in quanto l’Italia registra i suoi cittadini come di sesso femminile o di sesso maschile: nessun’altra opzione. Ci sono buone associazioni che permettono elaborazione politica ed autocoscienza, come il circolo Rizzo Lari, il Gruppo Trans Bologna e Acet, ma molte persone rimangono tagliate fuori da queste reti, se in provincia. Nel web spesso si incappa in gruppi transmedicalisti e binari dove le persone non binary non sono ben accolte.

Infine, la comunità di psicologi e psicoterapeuti, spesso, non è formata sulle identità non binarie, e quindi tende a sminuire il coming out di pazienti (adolescenti, ma anche adulti) che si dichiarano persone non binarie, e subentra un approccio “riparativo”, per il quale la persona (non considerata “davvero” transgender), viene spinta a riappacificarsi col nome anagrafico e ad accettare il misgendering.

L’unica arma che la comunità LGBT può avere, in trincea, e in mancanza di riconoscimenti legali, è fare informazione, creare punti di riferimento, sensibilizzare scuole e aziende all’esistenza dei vissuti non binary, e anche creare articoli come questi, se possono aiutare una persona questioning a fare chiarezza.