Torino, cori contro l’assessore Roberto Rosso (FdI) alla Trans Freedom March

Domenica 17 dicembre si è tenuta a Torino la Trans Freedom March, una manifestazione organizzata dalle associazioni LGBT+ e transfemministe del capoluogo piemontese in occasione della Transgender Awareness Week.

Tra i rappresentanti delle istituzioni presenti alla marcia c’era Roberto Rosso, l’assessore di Fratelli d’Italia con deleghe alla semplificazione, all’emigrazione, agli affari legali e ai diritti civili. Una presenza che non è passata inosservata, sia per via dell’appartenenza al partito di Giorgia Meloni che per alcune sue dichiarazioni riguardo i diritti civili.



Il consigliere regionale, appena eletto aveva messo in dubbio il patrocinio al Pride. «Per i prossimi è giusto verificare se confermarlo – aveva detto in un’intervista al Corriere – Penso che certe cose non devono essere pretese». Contrario alla gestazione per altri, indicata volgarmente “utero in affitto”, Rosso si è detto non favorevole anche alle adozioni omogenitoriali, definendole “contro natura” e parlando di studia supporto di questa tesi, non meglio precisati che evidentemente conosce solo lui. «I desideri dei gay non sono diritti» è il mantra di Rosso, ribadito in più circostanze tra cui alcune interviste rilasciate ieri.

Alla luce di questo background poco coerente con la sua partecipazione a una marcia LGBT+, Roberto Rosso è stato contestato da un gruppo di manifestanti, che gli hanno urlato a distanza ravvicinata: «Fuori i fascisti dal corteo». Il politico ha spiegato di aver «ritenuto che fosse giusto onorare la memoria delle oltre 357 persone vittime di omofobia nel mondo», confondendo il termine “omofobia” con “transfobia” (in tal caso il numero salirebbe ulteriormente).



Peccato che del presenzialismo le persone vittime di discriminazioni se ne facciano poco quanto, all’interno dello stesso partito, ci sono figure istituzionali che alimentano l’odio per fini elettorali, come accade in Emilia-Romagna per il caso di Bibbiano, o invocando addirittura la morte di gay e lesbiche, come succede nella più vicina Vercelli.

La “motivazione” di Fratelli d’Italia di appoggiare la causa era così alta, che è questa contestazione è subito diventata «un motivo in più per non partecipare a queste marce e, soprattutto, non concedere più patrocini publici a manifestazioni che non rispettano le istituzioni», come dichiarato dal capogruppo regionale Maurizio Marrone e dalla parlamentare Augusta Montaruli.

 

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