Milano, ventenne risponde agli insulti omofobi e viene aggredito

Con la vità che torna, lentamente, alla normalità, purtroppo tornano alla cronaca gli episodi di aggressioni omofobe per le strade del nostro Paese: l’ultimo ieri sera a Milano ai danni di un ventenne.

Sergio è uno studente di Medicina e sta approfittando dell’allentamento delle restrizioni contro la pandemia di Covid-19 per mangiare del pane e Nutella insieme al suo ragazzo su uno scalino nei pressi di un supermercato di Piazza della Trivulziana. Sono le 21:20, il sole non è ancora tramontato e attorno ci sono diverse persone, quando un ragazzo passa in monopattino lanciando un insulto omofobo: «Ma perché non vai a pigliarlo in culo, bro».

Sergio decide di non abbassare la testa, di non fare finta di nulla, e di rispondere a quell’offesa gratuita, ma questo scatena l’ira del passante che lo aggredisce prendendolo a pugni e, per via degli anelli che indossa, gli provoca delle ferite al volto. Una violenza immotivata che sconvolge il ventenne, ma che crea in lui ulteriore amarezza per la scarsa empatia delle forze dell’ordine a cui si è rivolto in seguito al terribile episodio, tanto da sentire la necessità di sfogarsi in un video pubblicato su Instagram.

La vittima dell’aggressione spiega il motivo della sua reazione: «Tu gli rispondi, che cosa dovresti fare? Dovresti stare zitto, in silenzio, subire gli insulti delle altre persone? No ovviamente. Non è così che si cambia il mondo, non è così che si parla di giornata mondiale dell’omobitransfobia e poi di fronte al commento omofobo non dici niente e stai zitto e subisci».

«Io sono rimasto colpito di come la Polizia mi abbia trattato male – afferma Sergio – Io sono un ca**o di essere umano, non vedo per quale motivo dovrei essere trattato così, ma peggio ancora vengo trattato così dalle persone che dovrebbero rappresentare le forze dell’ordine, in maniera sommaria e sufficiente». Il ventenne aggiunge, poi, dei dettagli sull’aggressore, che non è scappato senza essere identificato: andava su un monopattino elettrico, aveva la barba e il tatuaggio di una rosa sulla mano, era vestito di rosso, indossava un cappellino e alcuni anelli.

Sergio non si capacita di come si possa colpevolizzare chi ha risposto a una provocazione che aveva l’intento di umiliare una persona in quanto gay: «Ho solo risposto a un insulto che mi è stato gratuitamente lanciato. Posso dire di aver preso esempio dal mio Presidente del Consiglio che, giustamente, si è difeso nei confronti di varie fake news ad esempio. Eppure mi sento quasi trattato come se avessi fatto qualcosa di sbagliato, come se fosse stato meglio se non avessi risposto. È forse giusto pensare questo? Avrei dovuto rimanere in silenzio? Subire l’insulto di omofobia?».

Quello di ieri è solo l’ennesimo episodio di aggressione omotransfobica che si è registrato negli ultimi mesi, a una sola settimana dall’ultimo caso registrato a Milano, ai danni dell’influencer Iconize. Il nostro Paese è uno dei pochi dell’Unione Europea che non ha nessuna legge in contrasto ai crimini e ai discorsi di incitamento all’odio, per cui il ddl contro l’omotransfobia che è stato calendarizzato per il mese di luglio non può e non deve essere ostacolato, la tutela della dignità e dell’incolumità delle persone LGBT+ non può più aspettare.