Puppy: fetish o stile di vita? Aaron ci racconta la sua “vita da cani”

I puppy sono quelle persone che amano usare accessori, solitamente in pelle, per emulare un cane: orecchie, museruole, code (solitamente “indossate” con un plug), guinzaglio e così via. Ovviamente gli accessori sono l’inizio di una serie di comportamenti canini che i puppy amano assumere.

Se state pensando si tratti semplicemente di una pratica fetish presente come sottocategoria del BDSM nei siti porno, allora vi sbagliate. Negli ultimi anni il fenomeno del Puppy Play sta avendo sempre più visibilità grazie alla partecipazione di puppy alle parate dei Pride, alle loro foto sui social e a qualche coraggioso che ha cominciato a indossare orecchie e museruola anche per andare al parco o a cena con gli amici. Per saperne di più abbiamo intervistato Aaron, Mister Puppy Italia in carica.

Aaron, Mister Puppy Italia 2018

 

L’intervista

Dummy: Ciao Aaron, grazie per aver accettato l’intervista. Faccio una premessa, ammettendo che prima di farti queste domande ho dovuto un po’ studiare. Innanzitutto mi sono chiesto, cos’è il puppy? È un fetish o una pratica che non ha a che fare con l’erotismo? È semplicemente una pratica o è insito nell’identità di una persona. A dire il vero non ho trovato una risposta ben precisa a queste mie domande, quindi lo chiedo a te.

Aaron: Woof! Ciao e grazie dell’opportunità. Diciamo che non è facile dare una risposta che sia valida per tutti i puppies. Sicuramente possiamo dire che il “Puppy Play” è un’espressione che prende forma all’interno della macrocomunità fetish. Non necessariamente però un puppy ne condivide totalmente pratiche e ideologie. Se vogliamo considerarlo un fetish, posso dirti tranquillamente . Avere un fetish vuol dire provare una forte attrazione verso alcuni materiali (pelle, gomma, neoprene per citarne alcuni), verso alcuni oggetti (corde, tacchi, sigari, …) o parti del corpo (piedi, ascelle, mani, …). Possiamo definirlo un fetish in quanto un puppy crea un legame molto profondo con la sua “faccia canina” e la sua identità.

 

D: Il Puppy Play sta diventando piuttosto popolare nel nostro Paese. Se inizialmente si limitava ad essere un gioco di ruolo presente in alcuni video porno, infatti proviene dalla scena BDSM, ora vediamo alcuni puppy sfilare ai Pride. In inglese le pratiche sessuali non convenzionali come questa, anche se forse di sesso non si parla, vengono dette kink, letteralmente “capriccio”. Ma c’è una connessione tra i puppy e il mondo LGBT?

A: Il puppy play non appartiene unicamente al mondo LGBT. Nel puppy play non esiste una distinzione tra eterosessuale/omosessuale o uomo/donna. Nel gruppo puppy italiano (THE ITALIAN PUPPY) abbiamo anche tre cucciole. Personalmente non colloco il puppy play nelle pratiche sessuali. Potresti trovare puppy che ti dicono che per loro lo è, ma io e molti altri cuccioli lo viviamo proprio come uno stile di vita, una sorta di alter ego dove il sesso è marginale e può arrivare in un secondo momento (e solo se e con chi decidiamo noi). Sicuramente negli ultimi due anni la scena puppy italiana è uscita allo scoperto in modo aggressivo rispetto ad altre realtà che nonostante un’anzianità di “presenza” sulle scene fetish e dei club, tendono a restare in penombra. Noi non ci facciamo problemi ad uscire con la maschera in testa e non perdiamo l’occasione di vivere il nostro essere cuccioli in modo istintivo e in mezzo alla “gente comune”. Anzi, vorremmo farci conoscere ancora di più.

 

D: Come sei vanuto a conoscenza del Puppy Play e cosa ti ha spinto a iniziare?

A: Sono “inciampato” nel puppy play per caso guardando le foto del Pride di Milano di due anni fa e vedendo le foto del Mister in carica allora. Mi sono guardato un po’ in giro sul web e parlandone con un amico ho espresso il desiderio di approfondire questo interesse. Ho conosciuto il Mister e una volta provata la prima maschera è stato come scoprire una nuova parte di me. Ero più sicuro di me stesso e più disinibito. Da li poi è stato tutto un crescendo di emozioni e di scoperte.

 

D: Un puppy per essere tale ha bisogno di un padrone, che viene detto handler in questo caso specifico. Hai un handler fisso? È il tuo fidanzato?

A: Qui mi tocca correggerti. Un puppy non ha necessariamente bisogno di una figura al suo fianco. Esistono, è vero, delle figure con le quali un puppy può scegliere di relazionarsi. L’handler è tecnicamente colui che può accompagnare un cucciolo ad una serata e tenere d’occhio i malintenzionati o controllarlo che non si faccia male mentre gioca a 4 zampe. Padrone è un termine più legato al rapporto Master/Slave. Nel contesto puppy viene chiamato owner. Un owner è una figura più simile al fidanzato. Nonostante questo non è detto che un cucciolo possa farsi accompagnare da un amico ad una serata nonostante abbia un owner se quest’ultimo non può esserci. Fatta questa precisazione, come però ti ho anticipato non sono figure necessarie per essere puppy. Un cucciolo può anche decidere di essere randagio e non riconoscere una figura al suo fianco. Si è puppy per se stessi prima di tutto. Il mio fidanzato è tutto per me: compagno, owner, handler, amico, complice…

Aaron in compagnia del suo fidanzato

 

D: Quali sono i luoghi che frequenti come puppy?

A: Come ti dicevo prima, il lato puppy è sempre con me. Lo porto in vacanza a Roma per esempio, lo porto in discoteca, al ristorante… ovunque insomma. Certo, non giro per strada con la faccia indossata, ma è quasi sempre con me ed ogni occasione è buona per lasciarlo uscire e fare qualche foto. Non faccio distinzioni su dove vado. Questo è uno degli aspetti del puppy play che più preferisco.

 

D: Leggo dal tuo Twitter che sei stato eletto Mr. Puppy Italy 2018. In cosa consiste e come si svolge questo concorso?

A: Il concorso si svolge ogni anno all’interno della comunità fetish. Ogni nazione elegge il proprio Mister nazionale e poi i Mister in carica hanno la possibilità di gareggiare per il titolo europeo. In Italia il titolo è di proprietà del Leather & Fetish Milano e dal Leather Club Roma che ogni anno organizzano il concorso. Al momento il concorso è molto semplice: all’apertura del bando, i puppy interessati a gareggiare per il titolo di iscrivono e la selezione avviene sulla base di interviste. È presente una giuria composta da alcuni dei rappresentanti italiani e internazionali della comunità fetish (Mr. Leather, Mr. Rubber, ecc). Il voto finale è dato poi dalla somma della giuria e dei voti del pubblico presente alla serata durante l’evento. Noi puppy italiani confidiamo che in futuro il concorso per il titolo sia più dinamico e non solo incentrato su interviste.

 

D: Il Puppy Play, come altri tipi di kink, sono spesso visti come “perversione” da molte persone e persone come te che non nascondono questo tipo di passione vengono in molti casi attaccate, soprattutto sui social. Ti sei mai successo?

A: In realtà direttamente a me pochissime volte. Penso molto dipenda anche da che tipo di messaggio uno vuole trasmettere, ma questo riguarda qualsiasi cosa venga pubblicata su un social. È successo che molti abbiano criticato alcune foto scattate durante i vari Pride. Quando si verificano queste situazioni sono stranamente molto razionale. Aprire discussioni sui social con persone sconosciute ha poco senso. Non si potrà quasi mai discutere in maniera sensata con chi spesso attacca perché protetto da una tastiera, quindi tanto vale lasciar perdere. Nelle nostre uscite pubbliche, singolarmente o come gruppo puppy, non abbiamo mai ricevuto nessun tipo di attacco. Anzi, molti si sono avvicinati incuriositi e divertiti. Purtroppo il problema è che c’è una difficoltà a trasmettere i giusti messaggi e contenuti a partire proprio dall’interno. Per questo noi come gruppo THE ITALIAN PUPPY vogliamo uscire allo scoperto il più possibile per trasmettere un messaggio di libertà e farci conoscere per quello che siamo. Sotto la pelle, la gomma, una maschera da cane… siamo tutte persone con pregi, difetti, sentimenti e un cuore. Questo dovremmo far capire a chi guarda da fuori.

 

D: Concludo quest’intervista con una domanda che faccio a tutti. Come ti vedi tra dieci anni? Continuerai a essere un puppy? Ma, soprattutto, il kink sarà visto con altri occhi dalla società?

A: Oddio… mi vedo con una vita serena e felice, sempre fidanzato con il mio attuale compagno (magari sposato ehehehe) e sempre e orgogliosamente puppy. Aaron ormai è una parte di me. Spero che ci saranno sempre più puppy e che molti trovino aiuto dal lasciare uscire il proprio lato cucciolo. Per quanto riguarda il kink, sarò duro e diretto. Questo dipende molto proprio da chi vive questa realtà e da quanto coraggio vorrà dimostrare per farsi conoscere ed accettare. Finché ci si nasconde nei club per soli uomini, nei cruising, nelle chat o si vivono le proprie passioni e i propri fetish stando nascosti poco cambierà. Una cosa che mi dà speranza è che ci sono molti giovani che si stanno avvicinando a queste realtà e loro hanno quel coraggio che un po’ ci manca. Certo… noi “nonpiùgiovani” ogni tanto dobbiamo tenerli un po’ a bada, ma hanno tanto entusiasmo. A volte sono un po’ troppo esuberanti e incoscenti, ma a ogni tanto ci sta. È solo questione di equilibri.

 

Ringrazio Aaron per averci concesso questa intervista. Trovo che le sue parola possano assere un buon punto di partenza per i più curiosi e un’ottima risposta a chi etichetta questo kink senza conoscerlo.

Potete sapere di più su Aaron visitando il suo Twitter: @AaronPuppy82.

Dummy

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