Angeli e Demoni, bambini affidati illecitamente: cosa c’entra il gender?

Da qualche giorno la stampa nazionale sta parlando dell’inchiesta Angeli e Demoni, riguardante dei presunti illeciti nell’affido di minori presi in carico dagli assistenti sociali, con i minori indotti a testimoniare il falso contro i propri genitori, per poi essere dati in affidamento a conoscenti o in cambio di denaro.

I reati contestati dall’accusa sono numerosi: frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamento su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso.

Nell’inchiesta è coinvolta anche una coppia lesbica che ha preso in affidamento una minore, grazie alla conoscenza conoscenza di una delle due madri affidatarie con la psicologa Federica Anghinolfi, dirigente dell’Unione Val d’Enza, in quanto sua ex. Da alcune intercettazioni, è emerso che le due donne imponevano alla bambina di tenere i capelli sciolti, poiché se sciolti costituivano un “richiamo” per i maschietti della scuola, mentre in un’altra occasione veniva fatta scendere dalla macchina sotto la pioggia come punizione.

Le testimonianze raccolte finora in Angeli e Demoni fanno rabbrividire qualsiasi essere umano e vedono, giustamente, la condanna dell’opinione pubblica tutta. C’è però chi trova il pretesto per farne una questione politica e di “gender”. Diversi politici e quotidiani hanno già fatto di tutta l’erba un fascio, approfittandone per buttare fango su chi lotta per i diritti LGBT.

Il Giornale parla della Anghinolfi come la «paladina delle coppie gay» e riporta le dichiarazioni del deputato di Forza Italia Galeazzo Bignami: «Nessuno mi toglie dalla testa che in fondo, dietro a tutto questo, ci sia la teoria gender. Vogliono i bambini senza famiglie, senza identità. Come corpi eterei». Elena Montanari, consigliera dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza, afferma in una lettera pubblicata da Nicola Porro che la vicenda farebbe emergere «il voler affermare, a tutti i costi, l’identità della “famiglia” (notare la virgolettatura, ndr) omosessuale» e si scaglia contro i sindaci che supportano le manifestazioni LGBT. Il Primato Nazionale parla di «Terremoto nel mondo LGBT» dove «tutti tacciono», come se le aberranti azioni di un’attivista lesbica o di una coppia omogenitoriale non rappresentino un caso isolato, ma la regola di un’intera categoria.

Lo schemino dell’odio adottato da certi schieramenti politici è in fondo sempre lo stesso. Come per gli immigrati, si prende il fatto di cronaca di uno o pochi individui e viene fatto percepire come problema generale e diffuso. Se l’immigrato Mohamed (nome di fantasia) ruba, allora tutti gli immigrati ruberanno e l’immigrazione va proibita. Se Alice e Barbara (nomi di fantasia) sono delle cattive madri, allora tutte le coppie dello stesso sesso non sono adatte ad adottare dei bambini e le famiglie rainbow sono il male.

Fatti di questo tipo scuotono l’opinione pubblica e provare a giustificare comportamenti disumani associandoli a un nemico, a una categoria, è una speculazione politica che troppo spesso ha portato voti a chi l’ha esercitata ed emarginazione alla minoranza presa di mira. Angeli e Demoni non può essere riassunta come una “questione di gender”, i colpevoli vanno puniti come individui, non come categoria.

 

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6 thoughts on “Angeli e Demoni, bambini affidati illecitamente: cosa c’entra il gender?

  1. Bell’articolo. Molto ben argomentato. Peccato che solo ora che il problema riguarda gente di genere atipico, da una parte politica molto ben sostenuta, ci si accorge che non bisogna fare “dell’erba tutta un fascio” come è avvenuto per decenni e continua ad avvenire per il genere maschile che è sinonimo di violenza tout court. Si, senza distinzione, per sfasciare, con tali assunti, raramente se non mai accertati, famiglie sane al fine di sostituirle con quelle più “amabili” , “sensibili” , autodefinitesi multicolori come si conviene ad una società che si desidera per motivi speculativi, prona e disposta inconsapevolmente, per natura, ad ogni forma di angheria.

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