Lucca, donna trans si dà fuoco dopo lo sfratto: per la stampa è un “uomo”

Qualche giorno fa abbiamo dato la notizia di un’aggressione omofoba avvenuta ad Altopascio all’interno di un locale dove si stava svolgendo una serata LGBT+. Purtroppo non si tratta dell’unico triste avvenimento che ha riguardato delle persone LGBT nella piccola cittadina in provincia di Lucca: ieri una donna transessuale di 42 anni si è data fuoco subito dopo aver ricevuto una ordinanza di sfratto esecutivo, morendo dopo essere stata trasportata d’urgenza in ospedale.

Ecco che ancora una volta ci ritroviamo di fronte all’ennesimo caso della stampa che sbaglia i pronomi. Sui giornali locali e nazionali l’identità di genere della persona viene cancellata: se il Tirreno fa deadnaming riportando il nome anagrafico (ovvero quello maschile), altre testate fanno diventare Eduarda «un trans brasiliano» (Il Valore Italiano, Ci Siamo) o, ancora peggio, «un uomo brasiliano» (RaiNews, Repubblica Firenze, Corriere Fiorentino, Today, Lucca In Diretta, Virgilio Notizie). I pochi quotidiani che usano il femminile (TGCOM24, Newnotizie), fanno comunque riferimento alla vittima come «la trans», usando il termine come sostantivo e non come aggettivo.

Massimiliano Piagentini, attivista LGBT lucchese, ha ricordato in una lettera a  La Gazzetta di Lucca che «l’identità di genere non è un’opinione», sottolineando come i giornalisti abbiano il dovere di fare attenzione su un tema così delicato. «La stampa locale, però, evidentemente queste cose non le sa o non è interessata a conoscerle – ha aggiunto Piagentini – dato che nei titoli e nel testo degli articoli dedicati alla vicenda, tutte le testate, indistintamente, hanno parlato di “uomo”, di “un transessuale brasiliano”, di “lui”. Il livello più basso lo ha raggiunto chi ha scritto “uomo extracomunitario”, ma non è il caso di fare la hit parade degli orrori».

Alla dura lettera dell’attivista ha replicato Aldo Grandi, direttore responsabile del quotidiano locale, che cancellando in poche righe un’intera letteratura scientifica sostiene: «per tutti il povero trans morto dopo aver tentato di dare fuoco alla propria abitazione era un uomo. Inequivocabilmente. Anche se avrebbe voluto essere una donna, ma donna non era». Fin dalle prime righe, la lettera pone la questione dell’identità di genere su un piano politico: dopo aver sottolineato che Piagentini è l’ex segretario di Rifondazione Comunista della Garfagnana, il direttore tira in ballo la (fantomatica) «teoria del gender che questi signori e la Sinistra vogliono portare avanti, è la devastazione totale di ogni senso di identità per dare vita a degli esseri umani ibridi più facilmente manipolabili». Teoria del gender che, come spiegato dagli psicologi, non esiste e che resta dunque solo un’ipotesi complottista di Grandi, che non spiega cosa intende dire quando sostiene che le persone transgender (o quelle di genere non binario) siano più facilmente manipolabili. Non emerge nemmeno la logica secondo cui una tale manipolazione dovrebbe interessare a una determinata forza politica. Quel che emerge è solo la transfobia di colui che definisce «aria fritta» l’autodeterminazione delle persone transgender.

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