Pistoia, affitto negato a una persona trans: «la proprietaria è anziana»

Nel Paese in cui le persone LGBT+ vengono dipinte come privilegiate e appartenenti a delle fantomatiche lobby, anche solo trovare una casa può diventare un’Odissea per una persona transgender. È ciò che ci racconta Storm, attivista che vive a Prato e founder del progetto Trans Media Watch Italia, reduce dall’ennesimo respingimento nella sua ricerca di una casa dove risiedere stabilmente.

Storm, che non si identifica nel binarismo di genere in quanto agender, ha trovato un annuncio per un appartamento a Pescia, in provincia di Pistoia, così ha deciso di contattare l’agenzia. La risposta è stata che la proprietaria preferirebbe affittare a una donna (che sarebbe già una prima discriminazione), così l’attivista fa presente di essere transgender. L’agenzia afferma che deve sentire i figli della proprietaria, i quali non ne vogliono sapere di affittare: «Non abbiamo nulla contro le persone trans, ma non ce la sentiamo avendo una mamma anziana».

A quel punto, Storm chiede delucidazioni. «Francamente non trovo un nesso logico tra la mamma anziana e me e in che modo io possa crearle problemi dato che abita di sopra – afferma – Dico all’agenzia di riferire che è illegale. Insiste che lui conosce persone come me e non ha pregiudizi ma che voleva “proteggere” la madre. Ma proteggere da cosa? Mica sono un pericolo». L’attivista ha deciso di denunciare l’accaduto all’OSCAD per fini statistici: «Vorrei aprire un dibattito su come venga normalizzato che l’essere trans possa essere un problema per i clienti di un’agenzia per esempio».

La vittima di questo episodio di discriminazione ci spiega quanto sia difficile anche solo trovare un appartamento in affitto per una persona trans. «È un anno che sono in giro per AirBnb perché lì non possono rifiutarmi per policy – racconta – ma sarei anche stuf* e vorrei fermarmi in un posto. Un tetto, cibo, non dover girare come una trottola di continuo con le due valigie di possedimenti che ho».

Storm ci spiega di essere homeless e che deve spostarsi ogni tre mesi, tra gli altri problemi (di alcuni ne abbiamo discusso in una precedente intervista), come quelli in ambito lavorativo, dove la discriminazione è almeno altrettanta. «Speravo di mettere qualche soldo da parte durante l’anno scolastico (lavora come assistente tecnico, ndr) e poi andarmene via dall’Italia – confida – ma è arrivato il Covid-19 e non ho risparmiato molto».

In un Paese dove la transfobia dilaga in modo incontrollato, anche sui giornali, situazioni come queste portano inevitabilmente all’emarginazione sociale e alla disperazione. Non possiamo dimenticare fatti di cronaca come quello di Altopascio, a una decina di chilometri da Pescia, dove a inizio anno una donna trans si è tolta la vita dopo aver ricevuto la comunicazione dello sfratto. #TransLivesMatter, non facciamocelo ricordare dalla cronaca.

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