Fa coming out e la cacciano di casa: «Ti venga un tumore, meglio drogata che lesbica»

Mentre al Senato la Lega ostacola la calendarizzazione del ddl Zan tramite cavilli tecnici, nel Paese reale continuano a registrarsi episodi di omotransfobia. L’ultimo viene raccontata da Malika, una 22enne toscana vittima di discriminazione da parte dei suoi stessi genitori.

Il tutto inizia quando Malika decide di scrivere una lettera alla propria famiglia in cui dichiara di essersi innamorata di una ragazza. «Temevo che non l’avrebbero presa bene, ma non avrei mai pensato che arrivassero a dirmi certe cose e a minacciarmi di morte», racconta Malika a a Fanpage, riportando gli insulti e le minacce che le sono state rivolte dalla madre: “Sei uno schifo, lesbica, se ti vedo t’ammazzo. Non mi portare a casa quella put**na perché le taglio la gola, sei la rovina della nostra famiglia». La donna si è spinta anche ad augurarle un brutto male: «Ti auguro un tumore, sei la rovina della famiglia, meglio una figlia drogata che lesbica».

Dopo questa barbara reazione da parte della sua famiglia, Malika ha avuto un crollo non riuscendo nemmeno ad ascoltare tutto quello che le veniva augurato. Ha rifiutato di lasciare la sua fidanzata (condizione che le avrebbe permesso di continuare a vivere con la sua famiglia) ed è stata cacciata di casa.

Malika è tornata, scortata dai carabinieri, nella casa d’origine per poter recuperare i propri effetti personali poichè i genitori avevano cambiato la serratura della porta impedendole di entrare. Tuttavia, come spiega, «arrivata davanti a casa con i Carabinieri ho chiesto gentilmente a mia madre di farmi entrare solo per riavere i miei vestiti e le mie cose, ma lei, rivolgendosi ai due agenti, ha detto di non sapere chi fossi». Anche il fratello non ha avuto nessun conforto per lei: «Mi ha detto che sono una me**a, un’infame e che mi merito le cose che mi hanno detto mamma e papà».

Dopo avere denunciato i propri genitori, Malika oggi vive in luoghi sempre diversi con uno stipendio che le basta per pagare appena l’affitto e con la preoccupazione di dover sostenere anche le spese legali. Nonostante tutto quello che ha vissuto, e con la paura di nuove violenze da parte della sua famigli, Malika non si è pentita del suo coming out. «So di non avere fatto niente di male, non mi vergogno per ciò che sono – afferma – Non c’è niente di male ad amare qualcuno, a prescindere dal sesso o da qualsiasi altro fattore. Nell’amore non ci sarà mai nulla di male. Non sono io a non essere normale, ‘non normale’ è picchiare un figlio, è impedirgli di esprimere se stesso liberamente, è maltrattare qualcuno sulla base della sua preferenza sessuale». La ragazza poi confida: «Io non sento di avere sbagliato qualcosa, però sono a pezzi. Ho 22 anni, e una carezza da mia madre ancora la volevo».

Quanto accaduto a Malika è solo l’exploit di quanto vissuto in passato nella sua famiglia. Racconta, infatti, di essersi iscritta in passato a calcetto ma nascondendolo alla famiglia e questo perchè sapeva che non avrebbero approvato questa scelta in quanto non ritenevano il calcetto uno sport “femminile”. «Quando trovarono nella macchina i miei indumenti da calcetto, scoppiò il finimondo e mi misero le mani addosso», racconta, aggiungendo che in quel caso tentò di togliersi la vita e una volta in ospedale avrebbe dovuto essere affidata alle cure di una psicologa ma la madre non lo consentì.

Le ultime minacce, arrivate dopo Pasqua hanno gettato Malika in una situazione di continuo terrore. «Ho paura che i miei genitori possano farmi del male – spiega – Sono sicura che lo farebbero se tornassi a casa, per questo ho sporto denuncia ai Carabinieri, anche se per ora non è che sia cambiato molto… a dirla tutta, non è cambiato niente». Quello che è accaduto a Malika è quello che vivono molte persone nel nostro Paese, molte delle quali non denunciano i fatti e le violenze poichè di fatto non verrebbero tutelati in modo specifico.

 

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