Mahmood, la shade sul coming out di Marco Carta sarà un boomerang

Il coming out di Carta

Quando qualche mese fa Marco Carta faceva coming out nel salotto di Barbara D’Urso a Domenica 5, il grande pubblico reagiva con grande ilarità, con la comunità LGBT che si divideva tra quelli che “un coming out è sempre un messaggio positivo” e quelli secondo cui il tempismo non era dei migliori, in quanto Marco Carta stava lanciando il suo nuovo singolo e un’esposizione mediatica avrebbe giovato alle vendite.

Ma come si era arrivati a quella infelice risposta del pubblico? Facile, troppo tempo era passato dai primi rumors sulla sua omosessualità e a nulla erano servite le smentite piccate di Carta negli anni: l’outing mediatico era giunto inesorabile ben prima del suo coming out.

Il (mancato) coming out di Mahmood

Oggi a parlarne è Mahmood, artista in gara al prossimo Festival di Sanremo e vincitore dell’ultima edizione dell’Italian Music Festival. In un’intervista a Vanity Fair, al cantautore milanese viene fatta una domanda riguardo il suo coming out.

«No, non ho fatto coming out. Ho solo rilasciato un’intervista a un sito gay oriented (Gay.it, ndr). Tutto qui. Gay, etero, penso che non ci debbano essere più distinzioni di questo tipo». Così il cantautore glissa alla domanda, con una giustificazione degna di un comune “riservato MxM” su un’app di incontri. Non quanto per il non volersi esporre, niente da recriminare a Mahmood (il coming out è qualcosa di intimo e personale), ma metterla del piano del “non ci sono distinzioni” è una via di fuga dalla realtà, semplice quanto sbagliata.

Sì, sbagliata, perché la società ancora discrimina sulla base di questo, molti adolescenti non vengono accettati dai genitori o, ancora più di frequente, sono gli stessi omosessuali a fare fatica ad accettarsi. Il coming out di personaggi famosi come Tiziano Ferro e Michele Bravi aiutano la società a concepirci come realtà, ma soprattutto i più deboli della comunità LGBT a trovare un modello positivo di riferimento.

La shade

Se da una parte nessuno vuole obbligare Mahmood a dare il buon esempio agli omosessuali che ancora devono fare coming out, dall’altra da non-dichiarato quello che occorreva risparmiarsi è la shade riguardo il coming out di Marco Carta: «Penso che sia sbagliato, in un certo senso, parlare di queste cose. Dichiarare ‘sono gay’ non porta da nessuna parte, se non a far parlare di sé. Andare in TV da Barbara d’Urso a raccontarlo mi sembra imbarazzante. Così si torna indietro di 50 anni». 

La sua dichiarazione è un boomerang destinato a tornare indietro, perché anche nel suo caso i rumors ci sono – al punto che l’avevamo indicato erroneamente come quota rainbow a Sanremo – e perché quando decidi di salire su un palco come quello dell’Ariston ti confronti un pubblico variegato che la distinzione tra eterosessuale e omosessuale la fa.

Il coming out è una tappa di passaggio che non si può bypassare quando si ha notorietà e che arriverà anche per Mahmood, allora gli diremo “meglio tardi che mai”. Intanto oggi diciamo “meglio coming out che outing”.

Dummy

 

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