Arcivescovo Viganò: «Coronavirus è conseguenza di sodomia e matrimoni gay»

Continua la saga su: attribuiamo colpe alle persone omosessuali. Anche questa settimana i diritti LGBT+ sono l’origine della pandemia! Ma non voglio spoilerarvi tutto, andiamo per gradi.

La nota agenzia di informazione cattolica, Corrispondenza romana, riporta la traduzione dell’intervista che l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha rilasciato a Micheal Matt per The Remnant, un’intervista sul rapporto tra Chiesa, religione e Covid-19.

Dopo un breve intro in cui Sua Eminenza chiarisce alcuni concetti, come ad esempio il fatto che «la pandemia, come tutte le malattie e la stessa morte, sono una conseguenza del Peccato Originale» e la consapevolezza che hanno i cattolici riguardo a ciò poiché «la malattia, e quindi anche le epidemie, la sofferenza, la privazione dei propri cari, devono essere accettate con fede e umiltà anche in espiazione dei nostri peccati personali».

L’arcivescovo prosegue affermando come il peccato dei singoli abbia suscitato lo sdegno di Dio, arrivando ad affermare che, oltre ai crimini personali di ciascuno, ci siano i crimini commesi dalle Nazioni, elencando una serie di peccati e, a titolo esplicativo ma non esaustivo, cita «l’aborto, il divorzio, l’eutanasia, l’orrore del cosiddetto matrimonio omosessuale, la celebrazione della sodomia e delle peggiori perversioni, la pornografia, la corruzione dei piccoli, la speculazione delle élites finanziare, la profanazione della domenica…».

Viganò aggiunge, ancora, che «le Nazioni non solo ignorano Dio, ma lo negano apertamente e impongono ai sudditi di accettare leggi contrarie alla Morale naturale e alla Fede cattolica, quali il riconoscimento di diritti all’aborto, all’eutanasia e alla sodomia; che si adoperano per la corruzione dei fanciulli, profanando la loro innocenza».

Sua Eminenza auspica, come già consigliato dal cardinale Burke appena qualche giorno fa, che il potere civile non privi i fedeli del nutrimento della Santissima Eucaristia, né tantomeno della Confessione e della Messa, come invece richiesto dalle recenti disposizioni per contrastare l’epidemia di Covid-19.

Infine, con un’originalissima considerazione, l’arcivescovo fa notare come in Polonia, dove sono nate le zone “senza LGBT”, ci sia stata una moltiplicazione delle messe per consentire la partecipazione ai fedeli e proprio in Polonia il Covid-19 ha colpito meno duramente. Quindi più messe e meno sodomia e il Coronavirus sarà scacciato via. Tutto chiaro?

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