La Polonia ha istituzionalizzato le “zone senza LGBT”: le foto di Staszewski

Gli ultimi mesi in Polonia sono stati assai duri dal punto di vista dei diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transgender, con diversi attacchi verbali che sono sfociati nella violenza fisica ai Pride, che hanno portato a episodi che ricordano uno dei periodi più brutti della storia con l’istituzione delle Strefa wolna od lgbt, cioè zone libere da persone LGBT.

Questa campagna d’odio è iniziata prepotentemente quando il partito Diritto e Giustizia (PiS), guidato dal leader Jaroslaw Kaczynski, si stava preparando prima alle elezioni europee tenutesi nel maggio del 2019 e poi alle elezioni polacche nell’ottobre appena scorso. In entrambi casi, il partito di estrema destra ha ottenuto più del 50% dei consensi grazie a una propaganda basata sulle discriminazioni e che incoraggiava all’intolleranza nei confronti delle minoranze sessuali, considerate dal Pis una minaccia per la storia e la cultura polacca.

Per sensibilizzare il Paese, ma soprattutto il resto dell’Ue e del mondo, l’attivista LGBT+ Bart Staszewski che vive a Lublino – una delle zone dichiarate senza LGBT – ha avviato una campagna fotografica che ha come protagoniste alcune persone gay, bisessuali e lesbiche, ritratte difronte ad alcuni cartelli stradali creati ad hoc, che recitano «LGBT – Free Zone» oppure «Zone sans LGBT». Staszewski ha dichiarato: «Voglio mostrare il mostro contro cui i politici stanno combattendo, che non siamo un essere astratto, un’ideologia, ma vere persone in carne ed ossa che devono vivere in questi luoghi. Siamo persone normali, con vite ordinarie ma percepite dal governo locale come una minaccia… Forse dopo questo progetto, guarderanno persone LGBT in modo diverso».

L’ attivista ha accolto con piacere la risoluzione, adottata il mese scorso, dell’Ue contro la Polonia, che recita «profonda preoccupazione per il crescente numero di attacchi contro le persone Lgbti nell’Ue da parte di Stati, funzionari statali, governi nazionali e locali e politici». La stessa risoluzione ha invitato la Commissione Europea a «monitorare l’utilizzo dei fondi europei e a ricordare alle parti interessate il loro impegno della non discriminazione e che tali fondi non devono essere utilizzati a fini discriminatori». La Polonia è uno dei Paesi dell’Ue a non riconoscere, tra l’altro, le unioni civili tra persone dello stesso sesso e soprattutto l’odio contro le persone LGBT+ non è punito dalla legge.