Foto: Helena Dalli/Twitter

Zone LGBT free, prime conseguenze economiche dall’Ue per i comuni polacchi omofobi

Vi ricordate la storia dei comuni polacchi che avevano istituito delle “zone LGBT free”? Bene, c’è il “lieto” fine. Dopo le inascoltate raccomandazioni bonarie, da parte dell’Ue, Helena Dalli lasciò presagire un possibile taglio dei finanziamenti comunitari.

In questi giorni, dal suo account Twitter, la commissaria ha dato notizia che è stata rifiutata la richiesta di gemellaggio di 6 paesi che avevano aderito alle zone LGBT free, motivando il rigetto delle richieste con l’affermazione che «i valori fondamentali e i diritti della persona devono essere rispettati da tutti gli Stati membri».

Sempre in questi giorni la Commissione Europea ha approvato finanziamenti per 127 comuni, per un totale di 2 milioni di euro, riguardanti un progetto di “Partnership Cittadino” riguardante l’attuazione dei temi cari all’UE e relativi all’impegno sociale e al volontariato, lasciando fuori i comuni polacchi che avevano adottato delle misure discriminatorie nei confronti della comunità LGBT+.

Occorre tuttavia sottolineare come alcuni paesi dell’UE si fossero già mossi nei confronti dei suddetti paesi rinunciando o interrompendo le loro richieste di collaborazione; l’ultimo caso è quello della città di Nieuwegein, nei Paesi Bassi, che ha interrotto i rapporti con la città di Puławy che era stata una delle città promotrici della politica discriminatoria polacca.

È questa una dimostrazione che in Europa non c’è spazio per la discriminazione di genere segnando un passo in avanti nella lotta per i diritti LGBT+

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