Sei persone LGBTI su dieci evitano di tenere la mano del partner in pubblico

Secondo un sondaggio dellAgenzia per i Diritti Fondamentali (FRA), il 61% dei cittadini LGBT+ dell’Unione Europea evita di tenere la mano di un partner dello stesso sesso in pubblico per paura di attacchi o molestie.

Il più grande sondaggio mai condotto su persone LGBTI + nei paesi dell’UE, condotto su 140mila persone nel 2019, ha dato luce a allarmanti situazioni riguardo i diritti delle persone LGBTI+ che sembrano non aver compiuto passi avanti rispetto alla precedente ricerca datata 2012. In quell’anno, infatti, la FRA ha condotto il primo sondaggio in tutta l’UE sulle esperienze quotidiane delle persone LGBTI+ i cui risultati hanno mostrato che la paura, l’isolamento e la discriminazione erano fin troppo comuni nella comunità LGBTI+ europea. Da allora, diversi paesi dell’UE hanno messo in atto misure per proteggere meglio i diritti delle persone LGBTI+: dal riconoscimento legale del genere, all’assistenza alle vittime, alla promozione della parità. Il confronto dei risultati dei sondaggi 2012 e 2019 mostra, però, pochi progressi.

Mentre da un lato la percentuale di persone che dichiara apertamente il proprio orientamento sessuale è aumentata dal 36 al 52%, ben il 58% delle persone LGBT + ha dichiarato di essere stato molestato con situazioni offensive o minacciose negli ultimi cinque anni. Percentuale che aumenta notevolmente se si parla di persone transgender. Le percentuali di segnalazione delle violenze rimangono basse. Solo il 14% è andato alla polizia per denunciare attacchi o minacce di violenza rispetto al 17% nel 2012.

Secondo il sondaggio, le donne lesbiche hanno maggiori probabilità di essere aperte sull’essere LGBTI, anche se continuano a subire discriminazioni significative. Oltre la metà di esse ha ancora paura di tenersi per mano con le proprie partner per paura di essere aggredite. Negli uomini gay questa percentuale supera i due terzi degli intervistati. Complessivamente nel 2019, il 43% di persone LGBTI ha riferito di aver subito discriminazioni negli ultimi 12 mesi. Un enorme aumento rispetto al 37% nel 2012.

Se da un lato, il numero di persone LGBT + che subiscono discriminazioni quando cercano lavoro è sceso leggermente dal 13% nel 2012 all’11% l’anno scorso, dall’altro il numero di persone che hanno subito discriminazioni al lavoro è aumentato dal 19% di otto anni fa al 21% di oggi.

Solo un intervistato su tre, inoltre, ritiene che il proprio governo nazionale combatta efficacemente i pregiudizi e l’intolleranza contro le persone LGBTI. Anche in questo caso, purtroppo, la percentuale è inferiore per le persone trans (24%). Bisogna tener conto che i risultati sono dati da una media. Esistono, infatti, notevoli differenze tra i Paesi: mentre a Malta (al primo posto nella mappa di Rainbow Europe), ad esempio, l’83% delle persone LGBTI+ crede che il loro governo combatta efficacemente la discriminazione, solo il 4% lo pensa in Polonia, dove sono state istituzionalizzate le “zone libere da LGBT”.

I giovani

Per la prima volta in assoluto, la FRA ha raccolto dichiarazioni da ragazzi dai 15 ai 17 anni. Il sondaggio dà ragione sia di preoccupazione che di cauto ottimismo. Le persone LGBTI+ dai 15 ai 17 anni subiscono più molestie rispetto ai loro coetanei più anziani. Tuttavia, quasi la metà di loro (48%) afferma che qualcuno ha sostenuto, difeso o protetto i propri diritti come persone LGBTI a scuola.

Le questioni LGBTI sono anche affrontate in modo più positivo a scuola. Il 47% dei giovani di 15-17 anni ha affermato che i problemi LGBTI sono stati affrontati a scuola e solo il 10% di questi ha dichiarato che sono stati affrontati con un’accezione negativa.

L’intersessualità

Le persone intersessuali subiscono più discriminazioni rispetto a qualsiasi altro gruppo LGBTI, con quasi due terzi (62%) degli intervistati che ha affrontato discriminazioni in almeno un settore della vita nell’anno precedente l’indagine.

Uno su 3 ha identificato nel bullismo e nella violenza il problema principale delle persone intersessuali e poco meno di 1 su 3 (29%) ha affermato che un altro enorme problema l’erronea convinzione che l’intersessualità sia una malattia.

Molte persone intersessuali hanno evidenziato l’assenza di consenso informato per le procedure mediche a cui sono state sottoposte. Ben il 62% di esse afferma di non aver fornito un consenso pienamente informato prima del primo trattamento chirurgico per modificare le caratteristiche sessuali.

La situazione delle persone intersessuali è ulteriormente complicata quando si tratta di burocrazia quotidiana. Tra coloro che hanno registrato lo stato civile o il genere in documenti pubblici, il 60% afferma di dover fornire documenti o certificati medici eccessivi, mentre il 40% afferma di essere stato ridicolizzato e molestato da funzionari.

La situazione in Italia

In Italia il 62% delle persone LGBTI ha affermato di non dichiarare apertamente mai o quasi mai il proprio orientamento sessuale. La stessa percentuale di persone intervistate ha ammesso poi di evitare di tenere per mano il o la partner dello stesso genere in pubblico, per paura di molestie o aggressioni.

Il 92% degli intervistati considera che il nostro Paese non si stia impegnando nel lottare efficacemente contro l’intolleranza e il pregiudizio. Il 40% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di essersi sentito vittima di discriminazione e violenza anche in situazioni comuni come bar e ristoranti o a lavoro.

Per i giovani la situazione è la medesima che in Europa, con il 28% di essi che non fa coming out per paura di ripercussioni e il 33% che ha dichiarato che nelle scuole la tematica LGBTI è stata affrontata in maniera positiva.

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