Il vantaggio di essere sapiosessuale durante la quarantena

Era il 1998 quando un giovane ragazzo di Washington, tale Darren Stalder, ha iniziato a definirsi come soggetto “sapiosessuale”, cioè dire attratto fisicamente e sessualmente dall’intelligenza altrui. Stando ad uno studio condotto dalla University of Western Australia, pubblicato nel 2018 sulla rivista Intelligence, una persona su dieci fa parte di questa categoria, e reputa quindi l’emergere di nozioni culturali o di un quoziente intellettivo alto (pari o superiore a 120) come requisito essenziale per accendere la miccia del desiderio.

Oggi, nel 2020, questo termine è in realtà fin troppo noto, ed è spesso (ab)usato anche da chi, pur non riconoscendo la differenza tra elisione e apocope, cerca comunque di spacciarsi per un moderno dandy in cerca di orgasmi di un certo spessore.

Ultimamente, per colpa della quarantena resasi necessaria a causa della terribile Covid-19, di tempo per parlare se ne ha molto più che in passato, motivo per il quale chi ha la capacità di eccitarsi più per un congiuntivo ben coniugato che per un addominale ben tornito, di questi tempi sta forse affrontando un po’ meglio di altri il distanziamento sociale obbligatorio.

Peraltro, se il corpo è, per i sapiosessuali, solo uno dei tanti fattori che contribuiscono a regalare piacere, allora il sexting potrebbe essere, soprattutto per loro, un interessante surrogato, un simpatico sostituto, in grado di allietare i pomeriggi solitari passati, altrimenti, a riflettere sulla drammatica e prematura estinzione del lievito di birra.

Questa pandemia, purtroppo, fra le altre cose, ha anche sconvolto la vita amorosa di tutti, alterando, in modo significativo, certi vecchi e solidi equilibri, ma come ha ricordato, di recente, il NYC Health Department, la masturbazione, così come il ricorso al sesso virtuale, non solo non comportano rischi per la diffusione del virus, ma aiutano molto a migliorare l’umore e ad affrontare con più ottimismo l’isolamento.

È sicuramente vero che nulla, né una foto, né il saper recitare a memoria tutto il V canto dell’Inferno di Dante, potrà mai sostituire il calore che riescono a trasmettere un bacio o un abbraccio, ma come si suole dire, bisogna saper fare di necessità virtù, e se qualche messaggio di testo pieno zeppo di frasi incidentali o latinismi, può contribuire a far stare bene, perché non approfittarne?

Insomma, aveva proprio ragione Lorenzo (non Fragola, l’altro), «chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza».

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