Coming out day: 10 storie di coming out in famiglia | QweerTea

Il coming out in famiglia è uno dei passaggi più delicati e più importanti della vita di ogni persona LGBT+. Comunicare ai propri cari di avere un orientamento sessuale diverso dall’eterosessualità o di riconoscersi in un genere che non corrisponde al sesso biologico non è mai facile, così il giorno in cui si decide di uscire allo scoperto delimita un prima e un dopo. Quella data rimarrà sempre impressa nella propria memoria, per il semplice fatto che cambierà nel bene o nel male le relazioni familiari.



Ci sono tanti modi per fare coming out, abbiamo cercato di fissare in un precedente articolo dei principi che ci possano guidare a farlo nel miglior modo. Ma la pratica è spesso tutt’altra cosa, un coming out può arrivare in momenti di fragilità o di leggerezza, si possono ricevere reazioni inaspettate, sia in positivo che in negativo, e il colpo – ammesso che ci sia – può essere assorbito in pochi minuti ma anche nel corso delle settimane, dei mesi o degli anni.

Per celebrare il coming out day, vi abbiamo chiesto alcuni giorni fa di raccontarci i vostri coming out, vale a dire in che modo lo avete detto ai vostri genitori e ai vostri fratelli e sorelle, e quali sono state le loro reazioni. Ogni storia è diversa, a prova che non può esistere una “guida al coming out perfetto”, ma ci sono dei punti in comune che abbiamo deciso di riassumere con queste 10 storie.



Io e mia madre davanti al caminetto

L’ho detto a mia madre quando avevo circa 14 anni. Era un pomeriggio del 14 febbraio ed ero seduto vicino al caminetto acceso, ricordo di averle detto piangendo: «Mamma, purtroppo non sono il figlio che avresti voluto, mi piacciono i ragazzi». Singhiozzavo e avevo la faccia bagnata dalle lacrime, lei mi ha abbracciato e mi ha detto: «Io l’ho sempre saputo, per me rimani sempre mio figlio e ti amo, da oggi in poi ti proteggerò ancora di più». Da quel giorno il rapporto con mia madre è diventato ancora più bello, mi è sempre vicina.

I tarocchi di nonna

L’ultima persona con cui dovevo ancora fare coming out era mia nonna, 84enne con l’hobby dei tarocchi. Me lo chiese a bruciapelo, dicendo che lo aveva letto nelle carte.

Papà l’ha presa bene, mamma meno

Un giorno, ricevendo un insulto di mia madre che aveva usato il termine “fr*cio” per offendermi in un momento di rabbia, presi in disparte mio padre, dicendogli che gli dovevo dire una cosa. Dopo avergli detto di essere gay, rispose sdrammatizzando: «Pensavo che non volevi venire a cena dalla nonna stasera, chi glielo avrebbe detto! Va bene, ma ora mostrami con chi sei stato fidanzato in tutti questi anni, voglio vedere se erano all’altezza del mio piccolo». Da lì a poco è diventato il miglior amico del mio fidanzato. Ho fatto coming out con mia madre 6 mesi dopo: è stata dura, ho ricevuto molti insulti e non ci siamo parlati per alcuni mesi. Ora pian piano sta capendo, anche se partendo per una vacanza con il mio compagno mi ha detto: «Magari torni etero!». Beh, io sono tornato più “fr*cio”.

Repetita iuvant

Il mio più che un coming out è stato un ripetergli da quando avevo 12 anni che sono gay, finché non hanno capito che non stavo scherzando…

Fare coming out in una famiglia molto numerosa

Avevo 19 anni ed era il periodo di Natale. Feci un gioco con mia sorella: gli avrei detto 5 cose e lei doveva indovinare quella vera, che era il fatto che io fossi gay. Una volta arrivata per esclusione alla risposta esatta, si è preoccupata per me. Quella sera l’ho detto ad altre mie tre sorelle, prendendole in disparte una alla volta: l’hanno tutte presa bene. Dopo un po’ di mesi è stata la volta di mia madre, lo feci mentre eravamo a fare la spesa e mi chiese soltanto di aspettare a dirlo a mio padre perché, essendo molto religioso, non l’avrebbe presa bene. L’ho poi detto a mio fratello e alle quattro sorelle più piccole, che non hanno fatto problemi ma ci hanno scherzato su. Ho aspettato 5 anni per dirlo infine a mio padre, l’ho fatto quando ho trovato la persona giusta, ma lui lo aveva già saputo un anno prima e non ha avuto nulla da ridire. Gli ho presentato così il mio ragazzo, che ora fa parte della mia famiglia. Da quel giorno l’ho detto a tutti: zii, cugini, nonni e amici di famiglia.


I consigli di Donna Moderna

Avevo letto su Donna Moderna che il modo migliore era quello di far capire ai propri familiari di non essere solo. Pensai bene di presentarmi con lui sottobraccio ed esordire: «Ciao mamma, ciao papà, lui è il mio ragazzo!». A distanza di anni mia madre, ironicamente, ancora me lo rinfaccia.

Coming out a 30 anni

L’ho detto ai miei a 30 anni, quando avevo una relazione già da 9 anni con il mio attuale ragazzo. Dopo essere tornato a casa dal weekend di San Valentino passato insieme a lui, a cena mio padre mi chiede com’era andato il viaggio e con chi fossi andato, alludendo a una fidanzata. Mia madre ribatté: «Ma quale fidanzata, è andato con Giulio!». Confermai la sua teoria, affermando che pensavo che già avessero capito di noi e l’argomento morì lì. La domenica a pranzo, mia madre mi fece un interrogatorio, al quale risposi con serenità, spiegandole che ero felice assieme al mio ragazzo. Diedi ai miei genitori un po’ di tempo per metabolizzare la cosa… Ora pranziamo ogni domenica tutti insieme e gli vogliono un bene dell’anima.

Senza reazioni

Non ho avuto il coraggio di fare coming out a voce, allora l’ho scritto in una lettera insieme a varie cose che in quel periodo non mi facevano stare bene. Hanno letto tutto e l’hanno presa senza caldo né freddo. Apatia.

Il sesso degli angeli

Avevo 17 anni e dovevo partire per la Toscana, dove sarei andato a trovare un ragazzo. Ero insieme a mia madre sul divano e le confido: «Sai mamma, è un amico che ho conosciuto su MySpace, mi ospita qualche giorno e poi sale lui qui da noi». Lei risponde che non c’è problema e che c’è la stanza degli ospiti a disposizione. Le dico che io e quel ragazzo avremmo potuto voler dormire insieme e lei mi chiede: «In che senso?». Le rivelo che è più di un amico e mi risponde che non sa cosa dirmi, che comunque va bene. Finita la conversazione, mi alzo per andare in un’altra stanza e mia madre mi richiama, dicendomi: «Ricordati che gli angeli non hanno sesso».

 

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