A che punto siamo con la legge contro l’omotransfobia? Quattro proposte a confronto

Lo scorso 27 febbraio, dalla sua pagina Facebook, l’onorevole Zan annunciava trionfante la calendarizzazione alla Camera della proposta di legge contro l’omotransfobia: «Una bella notizia. Il prossimo 31 marzo la proposta di legge contro l’#omotransfobia arriva finalmente in Aula!».

A Montecitorio, infatti, una puntuale programmazione permette di conoscere con discreto anticipo quando si svolgeranno i lavori parlamentari. Tuttavia, in questo caso la speranza del rispetto dei tempi è resa più complicata dalle 59 audizioni ostruzionistiche richieste dalla Lega. Qualora l’ostacolo venisse superato senza intoppi, il 30 marzo sarebbe in programma alla Camera la discussione sulle linee generali che è solitamente priva di parlamentari in Aula perché si svolge di lunedì e gli eletti o non se ne curano perché stanno tornando dai propri territori o, più raramente, se la seguono in streaming.

Il vero momento dell’esame della proposta sarebbe l’indomani, il 31 marzo, quando il calendario registrerebbe l’illustrazione di tutte le proposte di legge in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere:

  1. Boldrini e Speranza (Liberi e Uguali, Boldrini ora nel Partito Democratico): «Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, e al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, per il contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale» (107);
  2. Zan (Partito Democratico): «Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere» (569);
  3. Scalfarotto ed altri (Partito Democratico, ora Italia Viva): «Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di contrasto dell’omofobia e della transfobia» (868);
  4. Perantoni ed altri (MoVimento 5 stelle, depositando il testo della MAIORINO presente al Senato): «Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale e altre disposizioni in materia di contrasto della violenza e della discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, nonché istituzione di centri antiviolenza e della Giornata nazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia» (2171).

Prima di questo appuntamento, «la maggioranza ha intenzione di presentare un testo unificato – dichiara la senatrice Maiorino (M5s) da noi contattata – siamo al lavoro affinché il testo sia comprensivo, oltre che delle modifiche al codice penale previste da tutte le proposte presentate, anche delle case rifugio arcobaleno, della giornata internazionale contro l’omotransfobia il 17 maggio e del monitoraggio triennale realizzato dall’ISTAT».

Una sintesi non sembra difficile, sono stati persino individuati con il lanternino dei fondi adeguati alle previsioni, ma una quadratura del cerchio ancora stenta ad arrivare. «Alle tre riunioni del tavolo aperto all’interno della maggioranza – prosegue la Maiorino – hanno preso parte esponenti di MoVimento 5 stelle, Partito Democratico, Liberi e Uguali, ma non abbiamo mai visto rappresentanti di Italia Viva». Ci son tutti i partiti giallo-rossi, solo non si vedono i renziani.

Malgrado le difficili giornate che l’Italia sta attraversando, il Coronavirus è rimasto estraneo a questo articolo, sperando che il contagio diventi quanto prima un triste ricordo per il nostro Paese e senza frapporsi al cammino della legge contro l’omotransfobia. Di avversari ne esistono già abbastanza.

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