Legge contro l’omotransfobia: cosa si rischia in Senato

Ieri all’ora di pranzo è arrivato il via libera della Camera dei deputati alla proposta di legge contro l’omotransfobia e la misoginia, nonché l’abilismo quale integrazione che ha contraddistinto il passaggio del testo in Assemblea. Viene confermata la struttura della proposta, così come articolata dalla Commissione Giustizia di Montecitorio.

Il legislatore ha voluto stabilire che, di fronte a un episodio di odio ai danni di una persona, sarà comminata una pena maggiore a quell’autore che lo ha compiuto per ragioni legate al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere o all’abilismo. Sarà formalmente istituita la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia del 17 maggio, nella sostanza già celebrata nel nostro Paese, così come è stato possibile apprezzare con gli interventi istituzionali di quest’anno.

Verranno integrate le competenze legislative dell’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, dando ancor più forza alla strategia LGBT+ elaborata nel 2013. Inoltre, l’Istituto nazionale di statistica assicurerà lo svolgimento, con cadenza almeno triennale, di una rilevazione statistica che dovrà misurare discriminazioni e violenze subite. Non solo, il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità sarà incrementato di 4 milioni di euro annui a sostegno dei centri che garantiranno assistenza legale, sanitaria, psicologica, di mediazione sociale e, ove necessario, adeguate condizioni di vitto e alloggio alle vittime dei reati di odio.

Berlusconiani LGBT+ friendly votano con la maggioranza

Malgrado l’insidia del voto segreto, presente anche al momento della votazione finale del testo, nessun incidente di percorso ha contraddistinto il percorso all’interno della Camera. Anzi, come ipotizzato negli scorsi mesi, tra le fila di Forza Italia non è mancato chi si è schierato a favore dei diritti e contro l’oscurantismo del fronte salvinan-meloniano.

Sono intervenuti a dichiarare il loro voto in dissenso dal gruppo di appartenenza Stefania Prestigiacomo, ex Ministra per le Pari Opportunità, Elio Vito, anche lui con un passato da Ministro della Repubblica e fedelissimo berlusconiano, e Renata Polverini, pasionaria ex sindacalista di destra. Insieme a loro, due giovani deputati alla prima legislatura: Matteo Perego e Giusi Bartolozzi, quest’ultima autrice della proposta di legge per le modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di genere, abbinata alla unitaria proposta avanzata dalla maggioranza. Chissà che nel segreto dell’urna virtuale non se ne siano aggiunti altri.

I traballanti numeri di Palazzo Madama

Non ci sarà di certo da stupirsi nel trovarsi di fronte all’ostruzionismo cui saranno sottoposte nei prossimi mesi l’Aula del Senato e la Commissione Giustizia. Quest’ultima, a causa di un pasticcio della maggioranza al momento del rinnovo delle presidenze delle Commissioni permanenti, vede ancora il leghista Ostellari alla sua guida.

L’opposizione sarà guidata dalla Lega con la quintessenza dell’integralismo cattolico rappresentata dal senatore Pillon, il quale sarà chiamato a una vera e propria prova di forza da poter rivendicare con il proprio fan club oscurantista. Alla sua presenza in Commissione si affiancherà in Aula quella del segretario Salvini che non mancherà di strumentalizzare il tema a suo piacimento, as always. Senza dimenticare che a Palazzo Madama gli esponenti di Forza Italia sono di tutt’altra pasta rispetto all’altro ramo del Parlamento, con la sola Anna Maria Bernini a dimostrarsi aperta ai temi rainbow.

Dunque, in Senato sarà ancor più accentuato il timore di una saldatura fra i moderati e i sovranisti che stanno avversando la legge. Dall’altra parte del campo, però, la minoranza troverà uno dei volti più noti alla comunità LGBT+: Monica Cirinnà.

«Siamo a metà di un cammino che stiamo percorrendo con tenacia e coraggio, con l’obiettivo di rendere questo paese un po’ più civile e inclusivo – così ha voluto salutare l’approvazione del ddl colei che fu la relatrice della legge sulle unioni civili, incoraggiando la maggioranza in vista della prossima discussione – Ci sono tutte le condizioni per una rapida approvazione del testo anche in Senato. Come senatrice, e come responsabile Diritti del Partito democratico chiedo che si proceda appena possibile alla calendarizzazione in Commissione».

Insieme a lei non mancherà il sostegno della collega del MoVimento 5 stelle Alessandra Maiorino che, pur confidandoci il timore che di Pillon e dei leghisti «non abbiamo ancora visto il peggio», si dice certa che «la maggioranza saprà dimostrarsi compatta in Ufficio di Presidenza della Commissione, laddove si deciderà presto la programmazione dei lavori, per garantire una pronta ripresa dell’iter parlamentare di una legge che l’Italia aspetta da anni».

C’è chi dice no, oltre ai sovranisti

Il Gay Center di Roma ha subito tuonato in un comunicato stampa «approvata una legge di serie C». L’assenza del riferimento alla propaganda, alle mancanze sul fronte dell’educazione alla diversità nelle scuole, passando per il rischio che un piano contro le discriminazioni così formulato possa includere anche realtà distanti dalle rivendicazioni LGBT+, spinge il portavoce Marrazzo a dichiarare che il Senato sarà la sede «dove lavoreremo al fine che sia migliorata». Fa rumore il silenzio di ArciLesbica Nazionale che, a distanza di ore dal voto della Camera, non si è ancora espressa ufficialmente, lasciando immaginare una sorta di indifferenza rispetto a quanto accaduto.

La palla passa ora al Senato, nell’attesa di capire se la bucheranno o se la passeranno al Paese.